Rivoluziona la tua realtà

Autore: Serge Kahili King
Numero Pagine: 256
Dimensioni: 14 x 21
Prezzo: € 18,00
ISBN: 978-88-6623-256-8

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Rivoluziona la tua realtà

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Conosci l’universo segreto che vive in te e scopri il sentiero

Cambiare la propria realtà è possibile: scopri come grazie ai principi e alle tecniche degli sciamani Huna.

Con questo libro sconvolgente, Serge Kahili King introduce uno dei più sostanziali e, in qualche modo, complessi concetti della filosofia Huna: l’idea che l’esperienza, la natura e la struttura profonda della realtà possano essere modificate grazie a una combinazione di conoscenza, abilità e visioni del mondo.

Rivoluziona la tua realtà prende le mosse dalla descrizione dei quattro mondi degli sciamani, introducendo il lettore nei piani di realtà oggettivo, soggettivo, simbolico e olistico.

I principi che stanno alla base di ciascuno diventano, per l’autore, la base a partire dalla quale raccontare esperienze e condividere strategie, metodi e tecniche pratiche per apportare un immediato beneficio nelle nostre vite: dalla risoluzione dei problemi più semplici – come sbloccare un ingorgo – al complesso e delicato mondo della guarigione, King mette a nostra disposizione un set di competenze che farà di noi dei veri sciamani urbani.

Indice

Prefazione

I. I quattro mondi di uno sciamano

Un po’ di contesto

L’esperienza sciamanica

Un modello per le mentalità

‘Ike papakahi: il mondo oggettivo

‘Ike papalua: il mondo soggettivo

‘Ike papakolu: il mondo simbolico

‘Ike papaha: il mondo olistico

Muoversi tra mondi

II. Un breve ripasso dei principi Huna

I principi come proverbi

I principi nei racconti

Quello che vedi è quello che ottieni

Quanto in alto puoi andare?

Tieni gli occhi sull’obiettivo

Dove sei?

Nello spirito di Aloha

Il segreto del fuoco

C’è sempre un altro modo di fare qualcosa

Parte Prima – Cambiare la realtà nel mondo oggettivo

III. La conoscenza può essere potere

Imparando a imparare

Il mito della materia

Cambiamento di primo livello

Dendriti dinamici

L’eredità del linguaggio

Il fattore AS

Tecniche del mondo oggettivo per cambiare la realtà

Parte Seconda – Cambiare la realtà nel mondo soggettivo

IV. ESP. Non puoi vivere senza

Il sesto senso non ha senso

La mente corporale e la mente focalizzata

V. La connessione telepatica

Perché scomodarsi a impararla?

ESP ed energia

Tipi di telepatia

Ricezione telepatica passiva

Ricezione telepatica attiva

Le strutture mentali per la ricezione telepatica

Le strutture fisiche per la ricezione telepatica

Due parole sul terzo occhio

Risoluzione dei problemi nella ricezione telepatica

Esperimenti tipici di telepatia

La tecnica di neutralizzazione

Cambiare la realtà con la ricezione telepatica

VI. La proiezione telepatica

Il mito del controllo della mente

Come farsi degli amici e influenzare la gente in modo esper

Trasmissione

Irraggiamento

Andare dove pochi sono stati prima

Comunicare con gli animali

Parlare al tempo meteorologico

Comunicazione telepatica con gli oggetti

VII. Fai lavorare la tua aura

Percepire l’aura

L’aura nella storia

L’aura e la scienza

Che cosa vedono gli esper?

Come vedere l’aura con uno schermo

Un’illusione ottica?

Come aumentare la propria aura

Altre tecniche per vedere l’aura

Teoria vs pratica

Proiezione di un tulpa

VIII. La telecinesi

Rivelare il mistero del potere della mente

Levitazione

Levitazione assistita

Piegatura dei metalli

Muovere gli oggetti

Esperienze personali

Movimento assistito di oggetti

Parte Terza – Cambiare la realtà nel mondo simbolico

IX. In viaggio nella terra dei sogni

Come distinguere la realtà dal sogno?

Che importa?

La pulsione a interpretare

Cambiare i simboli e cambiare la propria vita

Simboli esterni

Simboli interiori destrutturati

Sogni notturni

Le strutture dei sogni

Oltre il Giardino

Caccia all’anima

Il racconto del cliente

Il mio racconto

X. Volo magico

Introduzione

La spiegazione occulta

La spiegazione scientifica

La visione sciamanica

L’esperienza

Tipo 1

Tipo 2

Tipo 3

Tipo 4

Tipo 5

Tipo 6

Tipo 7

Tipo 8

Tipo 9 (10, 11 e così via)

Metodi

Il sogno

Meditazione su un’immagine

Il percorso ripetitivo

Il partner

Il simbolo

L’isolamento

La rotazione

Il conteggio

L’alternanza dei corpi

Come gli altri ti percepiscono

Scopo

Aiutare gli altri

Aiutare se stessi

Risoluzione dei problemi

XI. Piume purpuree

Rompere tutte le regole

Non solo piume

Programmare il sogno

Programmazione energetica

Materia malleabile

L’inesplicabile

Quando il mondo cambia

Parta Quarta – Cambiare la realtà nel mondo olistico

XII. L’unità nella diversità

La domanda di Maui

Una lezione difficile

È tutta questione di relazioni

Programmazione personale

XIII. Un tempo per “grokkare”

Modelli naturali

Modelli interni

Infine, le questioni pratiche

“Grokkare” l’acqua

“Grokkare” la roccia

“Grokkare” il fuoco

“Grokkare” il vento

“Grokkare” le piante

“Grokkare” gli animali

“Grokkare” l’essere umano

Chi è Serge Kahili King

Leggi un Estratto del libro

I

I quattro mondi di uno sciamano

Sono stato allevato nell’alveo di una tradizione esoterica delle Hawaii chiamata Huna. Numerosi dettagli in merito alla mia educazione e ai principi di questa filosofia sono presenti in altri miei libri. In questa sede sarà sufficiente dire che la mia famiglia adottiva hawaiana, i Kahili, praticava una versione dell’Huna fortemente legata alle credenze sciamaniche che si possono incontrare nel mondo. In lingua hawaiana “sciamano” si dice kapua e, per amore delle distinzioni, possiamo chiamare questa tradizione specifica Huna Kapua.

Sebbene dell’Huna abbia già scritto parecchio, rapportandola a varie aree del nostro vivere, con questo libro voglio allargare il raggio delle mie ricerche ad altre conoscenze e pratiche. Senza dubbio rivelerò anche ulteriori dettagli sulla mia vita.

Un po’ di contesto

Uno degli aspetti che maggiormente confonde gli studenti di Huna è il modo in cui gli “hunatici” (parola davvero azzeccata coniata da uno di loro) guardano il mondo: mette in difficoltà i ragazzi oggi così come ha messo in difficoltà me quando è stato il mio turno di apprendere.

Quando ero un ragazzo e vivevo in una fattoria, mio padre qualche volta mi parlava del raccolto e degli animali, così come avrebbero fatto anche i nostri vicini. Qualche volta, però, parlava a quegli stessi raccolti e animali come se fossero esseri dotati di intelligenza, come se potessero capirlo e rispondergli. Imparavo a fare come lui, ma passò parecchio tempo prima che capissi davvero. C’è stato un tempo nel quale trovavo assai difficoltoso concentrarmi al contempo su tutte le conversazioni con gli alberi, i fiori, gli insetti, i minerali e gli edifici. Quindi, in un qualche modo, ho appreso ad attivare e disattivare la mia consapevolezza, senza sapere nemmeno bene come lo stessi facendo.

Durante i sette anni trascorsi in Africa la mia guida spirituale nello sciamanesimo, M’Bala, mi insegnò a fondermi con gli animali della giungla raggiungendo un profondo stato di trance. Pensavo che la trance fosse il mezzo per raggiungere quello stato, finché non mi accorsi che lo sciamano era in grado di raggiungere lo stesso risultato in un batter d’occhio, senza nemmeno passare dalla trance. Ovviamente, la trance era solo uno strumento, non la causa del cambiamento di esperienza.

Wana (William) Kahili, mio zio hawaiano, era un kahuna: mi insegnò a compiere viaggi interiori colmi di meraviglia e terrore, e a leggere gli auspici nelle nuvole e nelle foglie e nei mobili. Inoltre, mi insegnò anche a essere sempre cosciente durante il mio stato di veglia, nonché a non leggere gli auspici: ci sono momenti in cui non intravedere niente è importante almeno quanto saperlo fare.

Mio padre, M’Bala e WK non sprecarono troppo tempo a spiegarmi a parole i fenomeni che mi stavano insegnando a vivere. Tutti loro erano convinti del fatto che l’esperienza fosse la migliore maestra e che qualsiasi razionalizzazione intellettuale si sarebbe frapposta come un ostacolo tra me e lei. Grazie a questo ottimo metodo sono riuscito a liberarmi della mia testa dura e a congiungermi con il mio corpo, ma, avendo a che fare al contempo con tutti i dubbi e le paure fomentate dalla cultura non-sciamanica, ho appreso tutto come al rallentatore. Durante il mio percorso come studente e come insegnante ho scoperto che, spesso, offrire soddisfazione all’intelletto abbassa le barriere analitiche ed emozionali e permette di assimilare più velocemente l’esperienza. Per questo ho passato anni ad analizzare in un’atmosfera di non-giudizio le esperienze mie e di altri sciamani: avrei potuto condividerle più facilmente solo se avessi compreso appieno ciò che accadeva quando vivevamo quello che vivevamo.

Il vero punto di partenza fu una nozione trasmessami da Wana Kahili: ci sono quattro mondi, o visioni del mondo (livelli o classi di esperienza), che ciascuno di noi gestisce spontaneamente e di solito in maniera inconscia. Gli sciamani, al contrario, li coltivano con consapevolezza. In linguaggio hawaiano, si chiamano ‘ike papakahi (letteralmente, il primo livello di esperienza); ‘ike papalua (il secondo livello di esperienza); ‘ike papakolu (il terzo livello); ‘ike papaha (il quarto). La sua spiegazione basilare fu che questi quattro livelli rappresentano, rispettivamente: il “mondo ordinario”, il “mondo della telepatia”, il “mondo dei sogni” e il “mondo dell’essere”. Per rendere più fruibili i concetti ai miei studenti, io li ho rinominati i mondi oggettivo, soggettivo, simbolico e olistico. Wana Kahili disse anche che tutti gli esseri umani hanno accesso a ciascuno di questi mondi: l’unica differenza rispetto agli sciamani sta nella consapevolezza con la quale vi si avvicinano. Aggiunse anche che parecchia della confusione che troviamo nelle vite delle persone deriva dal fatto che esse mescolano questi mondi sia nel pensiero che nel parlare.

Il mio scopo era quello di insegnare al maggior numero di persone possibile l’esperienza sciamanica in breve tempo, quindi, nonostante questa partenza avvantaggiata, avevo parecchio da fare per completare il quadro. Segue un breve riassunto di quelle ricerche.

L’esperienza sciamanica

Che cosa facciamo noi sciamani (o hunatici) quando viviamo ciò che viviamo? Parliamo con la Natura e i suoi spiriti; cambiamo il clima e creiamo eventi; curiamo corpi e menti e canalizziamo strani esseri; ci distacchiamo dai nostri corpi, esploriamo altre dimensioni e vediamo ciò che altri non possono vedere; paghiamo le tasse, laviamo le nostre automobili e facciamo la spesa. C’è un fil rouge che lega tutte queste attività, anche molto diverse, o si tratta solo di un’accozzaglia di cose completamente diverse?

Un indizio potente lo troviamo nel primo e fondamentale principio Huna: «Il mondo è ciò che tu pensi che sia». Un modo più conosciuto per dire la stessa cosa è: «Tu crei la tua realtà». La maggioranza di chi lo sostiene, però, non accetta questo principio fino in fondo: credono che gli accadimenti negativi nelle loro vite siano una conseguenza diretta dei loro errori. Altri, che si spingono un po’ più avanti nell’accettazione, ne limitano comunque il significato all’idea di essere i diretti responsabili dei propri sentimenti e della propria esperienza: costoro pensano che saranno in grado di attrarre cose buone se modificano i pensieri negativi in positivi.

Gli sciamani, invece, arrivano molto oltre. Con quella frase non intendiamo la possibilità di attrarre esperienze di un determinato tipo grazie al pensiero, ma quella di creare effettivamente più realtà. È attraverso le nostre assunzioni, i nostri atteggiamenti e le nostre aspettative che rendiamo le cose possibili o impossibili, reali o irreali. Per dirla in un altro modo, cambiando forma mentis possiamo realizzare cose ordinarie o straordinarie nella stessa dimensione fisica che condividiamo con tutti gli altri. Lo ripeto spesso: gli sciamani non sono eccezionali. L’eccezionalità dipende da come esercitiamo le nostre capacità.

Il modo che abbiamo per cambiare la nostra esperienza e imparare a utilizzare abilità straordinarie in una realtà data è modificare il sistema di credenze (o assunzioni, atteggiamenti e aspettative) sulla realtà in un altro. Sembra davvero semplice, detta così, e in effetti lo è. La parte più difficile – che per alcuni può essere addirittura molto difficile – è accettare la semplicità, perché significherebbe cambiare idea su che cos’è la realtà. La definizione che amo utilizzare è molto immediata: la realtà è esperienza. Non importa se credi in un mondo “là fuori”, in un mondo di collegamenti telepatici ed energetici, in un mondo fatto di sogni o in uno di singolarità. La realtà è esperienza, e l’esperienza è realtà. Quindi possiamo sia attivarci per modificare la realtà, così da migliorare la nostra esperienza di essa, sia provare a modificare la nostra esperienza per influire sulla realtà. Il libro parla di questo.

Un modello per le mentalità

Il modello che sto per esporre è stato elaborato per consentire agli sciamani urbani contemporanei di distinguere con chiarezza e consapevolezza tra diversi livelli di realtà e formae mentis. In una società nella quale lo sciamanesimo fosse più diffuso questo non sarebbe necessario: gli stessi cambiamenti di mentalità potrebbero avvenire intuitivamente perché ci sarebbero meno contraddizioni con altre filosofie, sia religiose che secolari.

Per fare un esempio, immaginiamo un antropologo su un’isola del Sud del Pacifico, intento a studiare la cultura dei nativi. Un giorno lo sciamano del villaggio, tornato dal lavoro nel suo campo di taro, annuncia che la dea Hina gli è apparsa a cavallo di un arcobaleno e gli ha rivelato che un uragano sta per abbattersi sul villaggio, dopo di che si è trasformata in un uccello ed è volata via. Lo sciamano è facilmente passato dal sarchiare il campo all’interagire con una divinità, e gli isolani lo accettano senza problemi perché è ciò che si aspettano da lui: che sia capace di lavorare la terra così come di decrittare i messaggi degli dèi. L’antropologo, dal canto suo, è intrappolato in una mentalità che gli suggerisce che questo sarebbe possibile solo se lo sciamano fosse sotto l’effetto di qualche droga, avesse seri problemi psichiatrici, fosse un impostore o stesse drammatizzando qualche percezione del tutto normale. L’eventualità che egli abbia comunicato con uno spirito è fuori discussione, così come la possibilità che lui stesso sia in grado di farlo.

Le varie visioni del mondo sono illustrate a seguire. Mentre leggete, però, tenete presente che ciascuna si può assaggiare – come sfiorando l’acqua di una piscina con l’alluce – o ci si può immergere completamente – come esplorando le profondità dell’oceano.

‘Ike papakahi: il mondo oggettivo

Prendendo una radura in una foresta come metafora, l’esperienza puramente sensoriale che puoi averne – i colori delle piante, del terreno e del cielo; il profumo dei fiori; il cinguettio degli uccelli; la brezza che ti scivola sulla pelle; la percezione del movimento di un cervo e della sua cerbiatta – verrebbe contestualizzata in una cornice del mondo oggettivo. Ti sarebbe anche immediatamente evidente, dal punto di vista in cui stai guardando la radura, quanto essa misura, che gli alberi che puoi vedere sono di un certo numero e di un certo tipo, che alcuni sono latifoglie e altri conifere, che determinati animali popolano l’area, che qualcuno la possiede e così via. Tutto questo è certamente vero, ma solo a un primo livello di percezione. In questo livello non puoi percepire altro semplicemente perché vale un assunto che funge da cornice per il mondo oggettivo: tutto è separato. Questo principio consente di classificare e suddividere in categorie, ma è anche alla base di tutte le leggi della fisica e delle varie filosofie che teorizzano causa ed effetto.

Spesso è abbastanza difficile per chi è cresciuto immerso in questa convinzione capire che si tratta solo di una razionalizzazione: sembra così ovvio che sia la pura verità! Ma, d’altronde, è questa la natura degli assiomi: tutta l’esperienza finisce per divenire solidale con quella credenza. È come indossare lenti rosa e dimenticarsi di averle sul naso: se non ti viene mai in mente che puoi toglierle, finirai con il pensare che il rosa sia la tinta naturale di tutte le cose e l’unico colore possibile al mondo. L’assurdità si svela quando si diventa consapevoli – consciamente o meno – di altri assunti. Se gli occhiali scivolano via o se sogni un mondo in verde, cominci a ricordare di esserteli messi. A quel punto sei pronto per accedere agli altri livelli di esperienza. Gli sciamani imparano il prima possibile che il mondo oggettivo è solo uno dei possibili punti di vista.

L’idea che tutto è separato è molto potente e utile. Ha incoraggiato l’umanità a viaggiare, esplorare, incrementare il sapere scientifico e industriale… è alla base di tutti i miracoli della moderna tecnologia, inclusi quelli che hanno portato alla pubblicazione di questo libro. Comunque, è stata anche utilizzata per giustificare schiavitù, razzismo, guerre, vivisezione, inquinamento e l’iper-sfruttamento delle risorse del pianeta. Sia ben chiaro: il principio in sé non è né buono né cattivo. Gli esseri umani devono elaborare altri pensieri associati a un sistema di valori perché il bene e il male entrino a far parte del quadro, e questi possono operare su ciascun livello di realtà. Guardando oggettivamente alla nostra radura, per esempio, potresti vedere che è una cosa buona in quanto fonte di cibo per diversi animali. Oppure potresti vederla come una cosa cattiva perché occupa uno spazio che potrebbe essere sfruttato come luogo per ospitare e nutrire degli esseri umani. Il punto è che l’uso o meno dell’ambiente e dei suoi abitanti è basato sull’idea che tutte le cose sono separate, ma anche su un ben preciso sistema di valori.

Due assunti secondari del mondo oggettivo: tutto ha un inizio e una fine e ogni effetto ha una causa. Le cose esistono o cominciano a essere a seguito di qualche atto specifico, infine muoiono o smettono di essere. Questa è una preoccupazione vitale per il sistema di pensiero che sostiene il mondo oggettivo, e quindi assistiamo a dibattiti infiniti sulle cause delle malattie o sul momento esatto in cui una cellula o un gruppo di cellule può classificarsi come essere umano. Si spendono cifre impensabili per determinare le cause sociali e ambientali del crimine e per preservare gli edifici storici, perché il loro deterioramento sarebbe una perdita culturale. La gente è disposta ad affrontare ogni ostacolo emozionale e finanziario per scoprire quale specifico trauma infantile ha fatto di loro degli adulti infelici o per allungare al massimo la vita del corpo fisico. Tutto questo ha perfettamente senso se lo guardiamo alla luce di questi tre principi, ma da altri punti di vista no.

Alcune persone formulano sul mondo oggettivo un giudizio di valore e sostengono che sia qualcosa di negativo, così cercano modi per evadere, lo sminuiscono o lo negano. Secondo il pensiero sciamanico, invece, il mondo oggettivo è semplicemente un posto in più nel quale operare, e operare efficacemente in ogni mondo è l’obiettivo degli sciamani. Nel suo primo ruolo di guaritore, quindi, lo sciamano potrebbe utilizzare i principi del mondo oggettivo per diventare esperto di massaggi, chiropratica e chirurgia, per conoscere a fondo i poteri delle erbe e dei medicinali, per approfondire i benefici che possono dare una sana nutrizione, l’esercizio fisico ma anche la cromoterapia – il tutto senza, però, sentirsi limitato entro gli stretti confini degli assunti di base di questi metodi.

Al primo livello possiamo cambiare la realtà modificando ciò che facciamo, verbalmente e fisicamente. […]

Chi è Serge Kahili King

Serge Kahili King è stato avviato alla pratica di sciamano da suo padre all’età di quattordici anni. Laureato in Psicologia presso la California Coast University, è il curatore del Museo d’Arte Hawaiana di Kauai, dove sono esposte opere hawaiane e manufatti africani. Pubblica da anni e in tutto il mondo libri sull’Huna, la filosofia e pratica di vita sullo spirito di Aloha, l’attitudine all’amore e alla pace per le quali la Polinesia e le isole Hawaii sono famose.

I suoi corsi e workshop mirano a insegnare come usare le pratiche sciamaniche e di guarigione spirituale per scoprire il proprio potere creativo.