“Senza vedere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto”.
(J.W. Goethe, Viaggio in Italia)
PREFAZIONE DI GUIDO G. GUERRERA
Nel bilancio dei quasi due anni del soggiorno di J.W. Goethe in Italia (1786-1788), il mese e mezzo trascorso in Sicilia è di importanza fondamentale. L’isola era una meta poco frequentata al tempo, non era inclusa nell’itinerario del grand tour, il viaggio che i giovani europei di buona famiglia usavano intraprendere per completare la propria educazione e acquisire conoscenza del mondo. Le emozioni che la Sicilia suscitò in lui furono superiori ad ogni aspettativa, tant’è vero che già dopo poco più di due settimane di soggiorno nell’isola poté scrivere: “Ho visto molte, molte cose nuove, soltanto qui si apprende a conoscere l’Italia”.
Ma chi è stato Johann Wolfgang Goethe e per quale motivo a 37 anni, scrittore e poeta già famoso, venne in Italia lasciando la corte di Weimar, dove da undici anni era consigliere segreto e ministro del duca Carl August, partendo all’improvviso e in gran segreto, senza avvertire gli amici più intimi e senza farne parola neppure alla baronessa Charlotte von Stein, l’amatissima confidente di ogni suo pensiero e progetto?
Libro a colori
Indice
Prefazione
Premessa
Johann Wolfgang Goethe
Il viaggio in Italia
Partenza per la Sicilia
Palermo
La città
Santa Rosalia
Il giardino pubblico (Villa Giulia)
Le celebrazioni della Pasqua
Villa Palagonia
Giuseppe Cagliostro
Ancora a Villa Giulia
Il tempio di Segesta
In viaggio per Girgenti (Agrigento)
Girgenti
Caltanissetta
Castrogiovanni
Catania e Taormina
Messina
In viaggio per Napoli
Dopo la Sicilia
Di nuovo a Weimar
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Premessa
Nel bilancio dei quasi due anni del soggiorno di J.W. Goethe in Italia, il mese e mezzo (tra aprile e maggio 1787) trascorso in Sicilia è di importanza fondamentale. Il poeta era arrivato a Roma alla fine di ottobre dell’anno precedente, vi si era fermato quattro mesi visitando la città e immergendosi nelle antichità classiche, poi a fine febbraio si era trasferito a Napoli, città che l’aveva entusiasmato. Di lì si era poi imbarcato per la Sicilia: una meta poco frequentata a quel tempo, sia per il pericolo dei sempre possibili assalti dei pirati durante la traversata per mare, sia perché la Sicilia era ancora piuttosto chiusa al turismo: a differenza di Venezia, Firenze, Roma e Napoli, non era inclusa nell’itinerario del grand tour, il viaggio che i giovani europei di buona famiglia usavano intraprendere per completare la propria educazione e acquisire conoscenza del mondo.
Goethe invece, dopo averci riflettuto a lungo, optò per visitare anche la Sicilia: «Dato il mio modo di sentire, questo viaggio sarà salutare, anzi necessario. La Sicilia mi richiama l’Asia e l’Africa; trovarsi nel centro meraviglioso dove convergono tanti raggi della storia universale, non è cosa da nulla».
E in effetti le emozioni che la Sicilia suscitò in lui furono superiori ad ogni aspettativa, tant’è vero che già dopo poco più di due settimane di soggiorno nell’isola poté scrivere: «Ho visto molte, molte cose nuove, soltanto qui si apprende a conoscere l’Italia».
Ma chi è stato Johann Wolfgang Goethe e per quale motivo a 37 anni, scrittore e poeta già famoso, venne in Italia lasciando la corte di Weimar, dove da undici anni era consigliere segreto e ministro del duca Carl August, partendo all’improvviso e in gran segreto, senza avvertire gli amici più intimi e senza farne parola neppure alla baronessa Charlotte von Stein, l’amatissima confidente di ogni suo pensiero e progetto?
Prima di raccontare il viaggio in Sicilia, è opportuno presentare colui che lo intraprese.
Johann Wolfgang Goethe
Johann Wolfgang Goethe nacque a Francoforte sul Meno, libera città imperiale, il 28 agosto 1749. La famiglia, sia da parte paterna che materna, apparteneva all’alta borghesia ed
era tra quelle più in vista della città: il padre Johann Caspar aveva studiato diritto e poi aveva compiuto il classico viaggio di formazione a Vienna, Parigi e in Italia, paese che gli aveva lasciato un’impressione incancellabile al punto che al suo ritorno, con l’aiuto di un sacerdote italiano, aveva scritto in lingua italiana un diario di viaggio che chiamò Viaggio per l’Italia. Si era sposato a quasi quarant’anni e, col titolo soltanto onorifico di consigliere imperiale, era vissuto di rendita occupandosi delle sue collezioni d’arte, dei suoi libri e dell’educazione dei figli. La madre era la diciannovenne Catharina Elisabeth Textor, una ragazza vivace, allegra e affettuosa, dalla quale il figlio ereditò “il gusto di favoleggiare”.
Un anno dopo la nascita di Johann Wolfgang nacque la sorella Cornelia, alla quale il poeta fu sempre legatissimo; vennero poi altri quattro bambini, che però – come purtroppo non di rado accadeva a quei tempi – morirono in tenerissima età.
A sedici anni, dopo aver ricevuto in casa una completa educazione da parte di ottimi maestri, Johann Wolfgang si iscrisse a Lipsia alla facoltà di legge; vi rimase per tre anni, poi dovette ritornare a casa a causa di una grave malattia (forse un attacco di tubercolosi) che lo fece stare a lungo tra la vita e la morte. Guarito, si trasferì a Strasburgo, dove si laureò. Aveva intanto cominciato a cimentarsi con le prime opere letterarie, legate allo stile rococò dell’epoca.
A Strasburgo Goethe conobbe Johann Gottfried Herder (1744-1803), letterato già famoso benché ancora molto giovane, allievo di Kant, studioso della lingua e della storia del suo Paese e di tutta l’umanità, autore di opere storiche e filosofiche. Herder, al quale Goethe si legò di un’amicizia che, con alti e bassi per il carattere spigoloso di Herder, durò poi per tutta la vita, l’aiutò a superare il rococò e a indirizzarsi verso lo Sturm und Drang, movimento tipicamente tedesco che contribuì alla nascita del Romanticismo. Gli fece anche conoscere e apprezzare Shakespeare, poeta che ebbe per i letterati dell’epoca un’importanza fondamentale. A Strasburgo Goethe visse un delicato idillio con Friederike Brion, figlia diciottenne del pastore del villaggio di Sesenheim, per la quale scrisse bellissime poesie. L’idillio si concluse con la fuga di Goethe, che ne portò a lungo il rimorso: una delle tante fughe amorose del poeta, allergico al matrimonio e terrorizzato all’idea di perdere la propria libertà. […]
Il viaggio in Italia
«Sono partito da Karlsbad alle tre del mattino, ché altrimenti non mi avrebbero lasciato partire. Gli amici, che con tanta cortesia avevano voluto festeggiare il 28 agosto, mio genetliaco, s’erano acquistati anche il diritto di trattenermi un po’ di più; ma ormai non mi era più possibile differire. Mi sono gettato in una carrozza di posta, solo soletto, non avendo per bagaglio che un portamantelli e una valigetta di pelo di tasso…»: così inizia Viaggio in Italia, il libro che Goethe scrisse sulla sua esperienza italiana. Solo una volta giunto a Roma, quasi due mesi dopo, Goethe rivelò agli amici di esser giunto nella tanto a lungo vagheggiata Città Eterna.
Perché tanto segreto? Una risposta potrebbe essere questa: se avesse rivelato la meta del suo viaggio alla signora von Stein, forse lei l’avrebbe convinto a non partire, o quantomeno avrebbe fatto di tutto perché non partisse. Cosa che non doveva assolutamente accadere. C’era inoltre il rischio che, se si fosse saputo della sua partenza per un lungo viaggio, un ordine del duca o qualche evento imprevisto vanificassero il progetto. C’era infine un altro aspetto: Goethe era un uomo superstizioso e, come lui stesso spiegò chiaramente una volta arrivato a Roma, temeva che la desideratissima meta non sarebbe stata raggiunta se l’avesse rivelata. E così soltanto una volta arrivato a Roma Goethe rivelò alla donna amata, al duca e agli amici dove si trovava. Il viaggio avvenne su carrozze postali, via acqua (attraversamento del lago di Garda da nord a sud e poi navigazione sul Po per raggiungere Venezia), a dorso di mulo, a piedi seguendo la carrozza con i bagagli se il carico era troppo pesante, specie in montagna, in uno stato d’animo sempre lieto, attento e curioso di ogni cosa: paesaggio, rocce (Goethe si occupò moltissimo di minerali e viaggiava sempre col martello del geologo), flora, coltivazioni, animali, cibo, opere d’arte, pinacoteche, edilizia cittadina, teatro, esseri umani, usi e costumi del popolo italiano, così che le descrizioni di Goethe rappresentano anche uno straordinario spaccato paesaggistico, artistico, antropologico, sociale dell’Italia della fine del Settecento. Essendo anche valido disegnatore, Goethe documentò il suo viaggio con numerosi schizzi e disegni e al ritorno in Germania ne portò con sé circa 900. […]
Chi è Paola Giovetti
Paola Giovetti, fiorentina residente a Modena, laureata a Bologna in Lettere, con specializzazione in letteratura tedesca; come giornalista e scrittrice si dedica in particolare alle tematiche della ricerca psichica, della mistica, della letteratura e della storia.
Ha collaborato a varie riviste della Rizzoli (La Domenica del Corriere, Visto, Astra) e a Il Giornale dei Misteri. Scrive regolarmente articoli di curiosità storiche e letterarie per la rivista medica Cuore e Salute. È direttrice della storica rivista Luce e Ombra, dedicata alla ricerca psichica, e presidente della Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna, di cui Luce e Ombra è organo.
È autrice di numerosi saggi dedicati alle tematiche sopra citate, pubblicati da Armenia, Mediterranee, San Paolo, Verdechiaro.