La reinterpretazione della Qabbalah in Cristo
Qual è il sapere umano che più di ogni altro può dischiudere alla comprensione di Cristo?
Né la teologia, né la filosofia, né l’antropologia sono finora state in grado di farlo. Il solo pensiero che da sempre ha a‑ffermato la conformazione dell’essere umano come una sola persona in due nature umana e divina, unite e distinte, è quello della Tradizione dei Magi, cioè il pensiero magico, trasmesso fino a noi, malgrado le tante persecuzioni subite, dalla Gnosi cristiana.
Ora, grazie alla Scienza dei Magi, è diventato possibile comprendere non solo l’identità di Cristo ma anche il signicato salvifico dell’opera di Cristo, quindi il Cristo Pro Nobis, cioè, cosa ha fatto il Cristo per noi.
Come già intuito ed affermato da Pico della Mirandola oltre 500 anni fa, Cristo nella sua natura divina diviene comprensibile solo attraverso le conoscenze della Magia, e più specificatamente le conoscenze della Qabbalah, erede a sua volta della Sapienza spirituale della Tradizione profetica degli Esseni.
Indice
Introduzione
Il valore fondamentale della concezione antropologica
Ciò che si deve sapere del mondo delle Sefiroth
La Storia del pensiero magico
La Cristologia dell’Occultismo
Il Peccato originale dal punto di vista dell’Occultismo
La Qabbalah reinterpretata in Cristo
Pico della Mirandola
La Qabbalah cristiana
L’Alchimia e Cristo
La Qabbalah sabbatiana
Anatomia occulta
Mistica ebraica del Cantico dei Cantici e mistica cristiana della Lettera agli Efesini
La magia del sesso e le piante sacre psichedeliche
La magia del sesso quale arma dello Spirito
La Qabbalah quale profezia dell’unità delle tre fedi in Abramo
Il Pensiero magico come il solo perseguitato dal mondo
L’insegnamento del Maestro Renzo Callegaro
L’Amore Iniziatico come Servizio
L’Iniziazione di Gruppo
Le caratteristiche del Profeta
Il nuovo tantra d’Amore
La Pranoterapia dell’Amore
Le Profezie formulate da Renzo Callegaro
Il Concilio del Castello Pavone
Leggi un Estratto del libro
Introduzione
È drammatico e al contempo commovente il ritrovarsi a confermare in forma più consapevole e compiuta quanto già intuito e affermato da Pico della Mirandola oltre cinquecento anni fa, cioè che Cristo nella sua natura divina fosse comprensibile solo attraverso le conoscenze della Magia e, più specificatamente, di quelle della Qabbalah, erede a sua volta della Sapienza spirituale della Tradizione profetica degli Esseni. Il genere umano sta assistendo alla desolata visione del lento sgretolarsi delle vecchie religioni verso l’ipotetica aurora di una sola religione universale, che non sarà più solo una credenza fideistica o morale ma un reale stato spirituale della coscienza esistenzialmente e realmente vissuto e percepito. Questa religione universale è stata annunciata e preconizzata da oltre mezzo secolo da tutte le tradizioni esoterico-spirituali degli ultimi cinquant’anni, anche se il più delle volte solo in forma vaga ed emozionale, e le sue caratteristiche sono state infatti precisate in passato pressoché dalla sola Tradizione teosofica del Tibetano attraverso Alice Bailey nel quinto volume del testo Il Trattato dei Sette Raggi, stabilendone l’assoluta Cristo-centricità e identificandone l’impulso originario a partire dalla Chiesa cattolica. Questa profezia può ora essere considerata come ormai pienamente compiutasi, dato che quella cattolica è stata l’unica Chiesa cristiana a porsi davvero il tema dell’unità ecclesiale risalendo sino alla prima delle separazioni intra-ecclesiali, quella della crisi ariana del iv secolo, reinterpretando l’arianesimo come la linea profetico-esoterica della sola Chiesa di Cristo che, per estensione, si identifica con la totalità del genere umano rinato spiritualmente nella coscienza d’Amore quale solo principio di ogni verità e di ogni libertà, non potendo essere la Libertà che il frutto della verità. L’arianesimo concepiva l’identità cristiana come il vivere in sé o, comunque, come l’anelare ad esso quale Bene supremo, l’Amore stesso di Cristo, cioè l’Amore che Cristo viveva, non imitabile dall’esterno sulla base di nessuna dottrina spirituale, ma vivibile solo per infusione stessa di Cristo quale presenza in noi di Cristo stesso. L’unica religione spirituale del iii millennio non potrà perciò che essere lo stesso cristianesimo ariano, il quale, in accordo con quanto sostenuto nel iii secolo da Origine, il padre della Teologia cristiana, ammetteva la preesistenza delle anime, risorto alla fine del ii millennio e reinterpretato alla luce dello stato di coscienza raggiunto dall’attuale Umanità.
Del resto, nessun Profeta può smentire un precedente Profeta, ragion per cui, se Muhammad nel suo discorso d’addio al genere umano preconizzò che dopo di lui e dell’islam non sarebbe nata nessuna nuova religione, e dal momento che nessuna delle attuali religioni istituite si è rivelata minimamente in grado di portare a una unità spirituale del genere umano, o non vi potrà essere mai una sola religione dell’Umanità oppure la nuova religione non potrebbe consistere in altro se non nella resurrezione di una fede creduta morta: come tale è solo il cristianesimo ariano, nella cui ottica la Chiesa ha senso solo rispetto a Cristo, un Cristo vissuto come Amore e non come Legge o Moralità, all’opposto pertanto di quanto successo nel divenire di tutte le altre confessioni cristiane, nelle quali sembra quasi essere Cristo ad avere senso rispetto alla Chiesa, e non più la Chiesa rispetto a Cristo.
Si tratta allora di identificare quali siano le matrici spirituali ed esoteriche del cristianesimo ariano, addirittura partendo dal periodo successivo al Diluvio con Zarathustra, il Melkisedek della Bibbia, il primo teorizzatore dell’unicità di Dio e Patriarca di ogni vera linea profetica, quindi della linea profetica d’Israele, concependo la Profezia come un sacerdozio eterno e che ha in Elia il suo sigillo, quindi negli Esseni di Qumran. Con l’avvento di Cristo, gli Esseni che riconobbero in Cristo il Messia – intendendo per “Messia” Colui che avrebbe ristabilito in Terra, quindi storicamente quale Gerusalemme Celeste, il Mondo divino – evolsero dapprima nei cristiano-ellenisti, menzionati negli Atti degli Apostoli e che ebbero in Paolo apostolo il loro più santo interprete; poi, nel iii secolo, nel Cristianesimo esoterico secondo l’orientamento di Origene e, a partire dal iv secolo, nel cristianesimo ariano. Dall’altro lato, degli Esseni che non riconobbero per varie motivazioni in Cristo il Messia, molti di essi morirono come martiri a Masada nel 73 d.C. nella guerra contro Roma, dopo essersi schierati non con i farisei ma con gli zeloti, coloro che avevano optato in favore di uno scontro militare contro il potere idolatrico di Roma. Gli altri Esseni diedero in qualche modo vita dapprima alla “Mistica del Carro” (la Merkavah) nel ii secolo e, attorno al xiii secolo (1200-1300 d.C.), alla Qabbalah, che significa “ricezione di una Tradizione”, a partire dalla stesura da parte di Moshe de Leon del testo sacro dello Zohar, “il Libro dello Splendore”, opera redazionale di testi suoi e di altri autori, riferiti da lui addirittura a Shimon-Bar-Yohai, il padre della mistica ebraica del ii secolo all’interno della Scuola di rabbi Akiva, testo supremo della mistica ebraica, non mistica passiva contemplativa ma magico-spirituale, come tale è appunto la Qabbalah.
Va detto in ogni caso che gli stati di essere descritti dalla Qabbalah sono di fatto profetici e che quindi, come tali, sarebbero stati compresi e vissuti solo con l’avvento del Messia e per grazia di quanto il Messia avrebbe reso possibile per il genere umano, che nell’ottica cristiana si sarebbe effettivamente compiuto in Cristo. Emerge pertanto che, da una parte coloro che hanno riconosciuto in Cristo il Messia, di fatto non hanno capito cosa indichi e significhi il Messia mentre all’opposto, dall’altra parte, coloro che avevano compreso perfettamente cosa indichi il Messia – come tale è la Tradizione della Qabbalah – non lo hanno saputo identificare in Cristo, non hanno cioè saputo riconoscere in Cristo il Cristo, perché “Messia” (Masha) indica “il Consacrato”, come tale è anche il significato del termine greco “Cristo” (Χριστός, Christós). Ne consegue che la Qabbalah può essere vissuta e compresa solo in Cristo e che, dall’altro lato, Cristo può essere compreso nella sua identità ontologica solo mediante le conoscenze della Qabbalah, la cui matrice è a sua volta rappresentata dalla Tradizione essenica, quella stessa Tradizione all’interno della quale si generò la nascita di Cristo. Il primo e ad oggi, forse, ancora l’unico ad aver compreso il compiersi della Qabbalah in Cristo fu Pico della Mirandola, la cui visione formulata oltre cinquecento anni fa solo ora può finalmente essere compresa anche a livello intellettivo-razionale. L’unione delle religioni, non nella forma del sincretismo più o meno algoritmico ma in quella della sintesi spirituale esperienziale fondata non su norme ma su regole dello spirito, verificabili nel laboratorio della propria vita, o quantomeno l’unione delle fedi monoteistiche, vale a dire zoroastrismo, ebraismo, cristianesimo e islam, non può generarsi che dalla interazione fra cristianesimo ariano e Qabbalah, individuando in entrambi una comune matrice, originatasi in Zarathustra, coronatasi in Cristo e storicamente compiutasi nell’islam.
Zarathustra è l’Alfa, Muhammad l’Omega, Cristo è l’Alfa e l’Omega, ragion per cui, al di là della propria appartenenza religiosa, è in Cristo che va ricercata l’unità di ogni verità dello Spirito, non in senso cosmico-aspecifico ma in riferimento all’identità umana. Ed è in questo senso che Cristo è “il Dio per Noi”. Senza Cristo, la Qabbalah sarebbe destinata a porsi sempre e solo come profetica rispetto alle condizioni oggettive percettive dell’essere umano, ma senza le conoscenze della Qabbalah la comprensione di Cristo sarebbe destinata a restare incompiuta per sempre, con quale effetto l’inevitabile riduzione dell’Amore di Cristo a semplice idolatria emotiva, quando invece Cristo è la pietra angolare del Mondo divino, il Tifereth di ogni Qabbalah, l’unione del principio maschile della Keter e femminile della Malkuth, senza il quale non vi sarebbe nessuna unità del Reale, non essendo che l’Amore, che è Dio, l’unità dell’esistente visibile e invisibile.
Ora, le due affermazioni della Qabbalah fondamentali ai fini della comprensione di Cristo, della sua identità e del senso della sua opera liberatrice dal Male, sono da una parte il senso stesso dell’esistenza umana nel Piano divino e dall’altra parte la Realtà del Male, il mondo della Sitra Ahra o “Altro Lato” o “Retro Oscuro”, personificato nelle figure di Satana e di Lilith quali principi maschile e femminile del Male, quale parte inconscia di Dio e non un altro Dio come nelle gnosi simil-manichee, che non riconosce non tanto il Piano divino in sé, ma unicamente il ruolo dell’essere umano nel Disegno di Dio, identificato in modo mirabile da rabbi Gabbai nel senso stesso della Creazione, perché concepito da Dio per perfezionare Se stesso nella sua divina realtà. Il Male non sarebbe pertanto spiegabile sulla sola base dei limiti e degli errori umani con le relative responsabilità come pensato invece dalla linea rabbinica del pensiero ebraico, bensì sarebbe dovuto primariamente all’azione di una realtà esterna rispetto all’identità divina dell’essere umano, di potenza tale da essere dominabile dal solo Amore divino, divenuto in Cristo spirito e biologia stessa dell’essere umano nella sua diade uomo-donna. Se il Male non fosse una realtà indipendentemente dall’uomo, dai suoi vissuti e dalle sue etiche, non sarebbe stata necessaria l’opera redentrice di Cristo, bensì sarebbero state sufficienti semplici indicazioni dottrinali di ordine morale, come successo con Buddha, Confucio e Socrate. Ma essendo reale la Potenza del Male, solo nel diventare Uomo in Cristo, Dio poteva conferire all’Uomo la sua stessa potenza di vittoria sul Male, consegnando Se stesso e offrendo Se stesso in sacrificio non al Padre, come sadicamente interpretato dalla gran parte dei teologi, ma a Satana stesso, avendo Cristo il potere di dare la vita e di riprendersela.
Come affermato esplicitamente da Paolo nella Lettera ai Colossesi e solo da Paolo in forma evidente, il senso della santità umana non consiste in altro se non nel completare ciò che ancora manca all’opera di Cristo, sintetizzata nel testo gnostico-cristiano della Pistis Sophia (“la Sapienza della Fede”), nell’aver ridotto di un terzo la potenza totale del Male, e che in altro non si traduce se non nel confermare in se stesso da parte di ognuno, e in modo singolare e irrepetibile, la vittoria stabilita una volta e per sempre da Cristo sul Male, conferendo nuovamente all’Umanità il suo ruolo centrale nel proposito divino per il Creato, concepito in Cristo.
Chi sono gli autori
Paolo Lissoni (Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano e in Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale) è considerato il padre della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia clinica (PNEI), in particolare in ambito oncologico.
Alejandra Monzon è socia fondatrice dell’Associazione PNEI.
Annalisa Levi, nata a Milano, è laureata in Teologia e in Economia e Commercio.
Pino Cangemi è studioso e scrittore di Storia dell’esoterismo e simbolismo delle civiltà antiche. Ha pubblicato i seguenti libri: La profezia dei Rosacroce, Templari. Il segreto dei segreti e Sulle tracce di Dio.