L’antica via dello Yoga
Un manuale pratico, per accostarsi nel modo migliore allo Yoga integrandolo nella nostra vita di tutti i giorni.
È quasi impossibile scrivere oggigiorno un testo sullo Yoga, parlando di qualcosa che già non sia stato detto. La maggior parte delle persone conosce questa disciplina solo dal punto di vista fisico, traendo da essa un beneficio accomunabile a moltissime altre attività, senza considerare che il vero significato dello Yoga è quello di acquisire il controllo sulla propria natura inferiore.
Grazie agli Asana, alla respirazione e alla concentrazione, possiamo accedere direttamente ad una condizione più elevata, in cui l’utilizzo del pensiero diviene intuizione sottile e profonda.
In queste pagine, frutto di venticinque anni di pratica e di insegnamento dello Yoga, l’autore ci conduce alla riscoperta dell’origine di questa disciplina millenaria.
INDICE
Prefazione
Introduzione
Capitolo 1 – Un fascio di tutta l’erba
Chi siamo
Contestualizzare lo Yoga
Che cos’è lo Yoga
Sintesi del Capitolo 1
Un fascio di tutta l’erba
Chi siamo
Contestualizzare lo Yoga
Che cos’è lo Yoga
Capitolo 2 – Tra Yoga e spiritualità
Come si pratica lo Yoga
Lo yoga della conoscenza
I Maestri Siddha
Sintesi del Capitolo 2
Tra Yoga e Spiritualità
Come si pratica lo Yoga
Lo Yoga della conoscenza
I Maestri Siddha
Capitolo 3 – Hatha Yoga
Il sistema sottile
Prana
Pranayama
Sintesi del Capitolo 3
Asana
Hatha Yoga
Nadi
Prana
Pranayama
Chakra
Capitolo 4 – Meditazione
Nozioni interiori
Il rilassamento
Tra il Cielo e la Terra
Causa ed effetto
Sintesi del Capitolo 4
Meditazione
Nozioni interiori
Il rilassamento
Tra Cielo e Terra
Causa ed Effetto
Capitolo 5 – La Consapevolezza
Cosa abbiamo fatto
Le origini
Cosa siamo
La chiave di volta
Sintesi del Capitolo 5
La consapevolezza
Cosa abbiamo fatto
Le origini
Cosa siamo
La chiave di volta
L’autore
CHI E’ DONATO TORREGGIANI
Donato Torreggiani ama definirsi un autodidatta della vita. Nel 2000, dopo un lungo periodo di studio, si avvicina alla pratica delle Discipline Orientali e delle Arti Marziali. Dal 2005 inizia un percorso di insegnamento che lo porta prima a collaborare poi a presiedere l’ASD Shakti, presso la quale tiene tutt’oggi corsi di Hatha Yoga, Pranayama e Meditazione.
Nel 2013 fonda il centro di pratiche orientali “Dojo Yoganato”. Attualmente vive e lavora a Novellara (RE). Per Verdechiaro ha pubblicato il romanzo L’acqua dentro al pesce.
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Introduzione
Per anni sono stato condizionato dalle sensazioni di un conflitto interiore, vivendo con l’impressione di essere incastrato in una realtà quotidiana, completamente distante dai principi interiori che avevo iniziato a conoscere. Se infatti guardiamo allo Yoga e alla spiritualità in generale di molte culture del passato, il nostro modo di vivere nella società sembra del tutto scollegato da ogni principio etico e morale. Mi riferisco a ciò che non riusciamo a riconoscere da soli, come tutte le sfaccettature del nostro egoismo, della prepotenza, della speculazione, e degli attaccamenti alle cose materiali contro cui le discipline ci mettono in guardia. All’inizio credevo che l’unica cosa giusta da fare fosse di dover rinunciare a tutto, poiché ritenevo che la nostra società fosse la causa di tutti i mali, in relazione all’idea che mi stavo facendo della vita, appassionandomi allo studio delle discipline interiori. Ero davvero molto giovane, se ora guardo indietro con gli occhi dell’esperienza, e più mi immergevo nella pratica, tanto più mi rendevo conto dei miei limiti e di cosa mi condizionasse, al punto di rendere l’ipotetica meta irraggiungibile. Devo ammettere che inizialmente la mia ricerca era fonte di rabbia e risentimento. Ho passato anni a considerare sbagliata la mia vita, il mio modo d’essere, e non parlo solo delle maschere che indossiamo in pubblico. Consideravo futili e poco spontanee anche le mie emozioni. Ciò che ancora non riuscivo a cogliere, e mi è servito soprattutto del tempo per accettarlo, è che pure per le emozioni e i sentimenti esiste una progressione evolutiva. Allora, invece, ero convinto che il mio sentimento in realtà non fosse tale, perché intuivo essercene uno superiore. Per questo motivo pensavo che anche tutto il resto fosse da correggere e che esistessero regole ben definite per la felicità, la socialità, i gusti, le abitudini; tutto era da rivedere. In buona sostanza sono riuscito a non godere nemmeno di quel poco che potevo, ma se non altro questa esperienza mi ha insegnato l’umiltà.
Mi sono detto un giorno: basta lottare, basta giudicare, inizia a goderti anche solo quel poco di gioia e amore che riesci a percepire. Non è tutto, non sarà tutto, ma inizia da quello e rendilo sempre più consapevole nonostante i condizionamenti caotici dell’ignoranza, perché se riesci, per quanto piccolo, sarà sempre un risultato sul piano materiale. Non si diventa Santi in un giorno! E questo comunque non significava che la mia gioia fosse meno gioiosa. Capii che non era una questione di quantità, ma di qualità, ciò che cambia in base all’esperienza, e se parliamo di consapevolezza e coscienza, i cambiamenti si dovevano valutare in base alla profondità. Quello che sperimentiamo è sempre il frutto di una progressione, per cui ci sarà sempre qualcuno più avanti e qualcun altro un po’ più indietro, proprio come noi a volte facciamo un passo in avanti e poi due indietro, cadiamo e ci rialziamo. Però è sbagliato pretendere la perfezione al primo colpo. Se volessi costruire una sedia, potrei sempre impilare due pietre per creare una seduta e godere ugualmente di un po’ di riposo, fermo restando la consapevolezza che una sedia sarebbe molto più comoda.
La spiritualità da un punto di vista filosofico e le discipline da un punto di vista pratico ci parlano di valori elevati a cui è importante anelare e su cui mantenere sempre la direzione, ma chi aspetta solo di arrivare alla meta non produce nessun risultato. Se attendiamo di gioire quando saliremo in paradiso, c’è il rischio nel frattempo di vivere una vita infernale.
Yogi a parte, le cui eccezioni non possono essere un termine di paragone, se non un riferimento, tutti nascono totalmente inconsapevoli degli aspetti sottili che compenetrano la propria esistenza. Durante il concepimento è come se venisse creato un contenitore vuoto, cosa che ci differenzia enormemente dagli animali, i quali solo dopo pochi minuti dalla nascita sono molto più indipendenti. Per noi non è così. Oltretutto, appena nati gli esseri umani non sono nemmeno completamente formati, non vedono, non riescono a comunicare e non sanno muoversi. È vero, questa differenza è ragionevolmente spiegata dalla scienza, ma ciò dimostra che questo avviene per delle ragioni precise; non è una casualità quella che ci discosta dal regno animale. L’Essere Umano deve anche essere educato, non viene semplicemente lasciato libero perché altrimenti potrebbe solo esprimere delle qualità istintive, le quali sono apprezzabili in natura, ma non è difficile comprendere cosa possa significare nella società. E ne abbiamo visti tanti così. Persone diseducate, che utilizzano le loro capacità e la loro conoscenza per strumentalizzare gli altri, per dominare, per arricchirsi a discapito dei propri simili. Per quanti soldi e potere possano accumulare, e per quanto invidiata possa definirsi la loro vita, non sono altro che animali insaziabili. L’Essere un Umano è anche una connotazione specifica, definisce appunto la differenza tra una vita consapevole ed una inconsapevole. Gli Umani che esprimo il proprio Essere sono coloro che si differenziano, ed anche qui la storia non manca di esempi.
Forse è stata questa differenza ciò di cui gli Antichi Yogi si accorsero. Dai loro insegnamenti si è evoluto un enorme bagaglio di conoscenza con un’unica direzione interiore, che ci informa di una realtà parallela che subordina l’esistenza materiale. Viene anche considerata la possibilità di più esistenze, ed è un po’ come la ripetizione di un movimento per imparare ad eseguirlo correttamente, rappresentato nel caso della ricerca interiore dall’Illuminazione. Se quindi siamo in vita, è perché la nostra Coscienza deve fare un’esperienza, ma se il corpo inferiore, inteso anche come mente, non lo sa, può diventare un ostacolo dal momento che solo lo sviluppo della consapevolezza può fargli superare gli istinti animali. Ecco perché le tecniche e le discipline, pur restando le medesime per anni e anni, continuano ad essere una significativa fonte d’introspezione per tutti. Lo sono da millenni e lo saranno per migliaia di anni, poiché riguardano la natura di ogni Essere Umano di qualunque epoca. Nessuno di noi, di qualunque estrazione sociale faccia parte, che sia ricco o povero, maschio o femmina, giovane o adulto, vegetariano, buddhista o ateo, e indipendentemente da qualunque convinzione abbia della vita, può dirsi certo delle proprie intuizioni se prima non si è armonizzato con gli aspetti che riguardano la sua Natura Umana. Non parlo di rispettare la natura e le forme di vita del pianeta, anche se auspicabile che avvenga, ma armonizzarsi attraverso dei giusti ideali, non è solo una questione che riguarda il buon senso. Per contestualizzare la Natura Umana, dobbiamo basarci su una visione molto più ampia e comprenderne il senso. Nel ritenere di esserci evoluti dal regno animale, non si può ritrovare in quell’origine risposte esaustive al significato della vita. Quando infatti ci poniamo in discussione, ogni volta che veniamo colti da una forte insicurezza non guardiamo alla storia e al passato, ma istintivamente alziamo tutti gli occhi al cielo in cerca di una risposta.
Se davvero vogliamo iniziare a comprendere il senso della nostra esistenza, possiamo usufruire dei valori etici trasmessi dalle conoscenze culturali e affidarci alle tecniche pratiche racchiuse nelle discipline. Per questa ragione, prima ancora di porsi come obiettivo di trovare delle risposte, è necessario acquisire progressivamente la capacità di essere imperturbabili, poiché se il nostro quotidiano per effetto delle circostanze ci esaurisce, noi non avremo mai la forza e la lucidità o il tempo di comprendere alcunché. Però non è affatto semplice mantenere la stabilità, e non dovremmo fare l’errore di giudicarci per questo, ma grazie all’osservazione prendere coscienza degli ostacoli che ci impediscono di ottenerla. Possiamo iniziare col rapportare ogni più piccolo dei nostri pensieri, delle nostre azioni o emozioni, ad effetti che in realtà si generano dalla qualità della nostra energia interiore. Ma senza un’adeguata educazione all’ascolto nasce l’errore del giudizio, e molto spesso non facciamo altro che confondere gli effetti che osserviamo con la nostra natura più profonda, poiché, senza la minima consapevolezza, non si potrà mai avvertire una relazione tra la nostra Coscienza e gli effetti che essa determina sul piano materiale, a meno che ciò non accada casualmente.
Per questo motivo esistono le discipline, per bypassare i meccanismi interiori attraverso le tecniche. Grazie alla pratica infatti, grazie agli Asana, alla respirazione e alla concentrazione, possiamo accedere direttamente ad una condizione più elevata, in cui l’utilizzo del pensiero diviene intuizione sottile e profonda. E il motivo è molto semplice: concentrarsi sulle tecniche è l’unico modo che abbiamo per calmare i processi mentali ed emotivi. In altre parole ci accorgiamo del presente, in cui la mente silenziosa produce una distanza dalla realtà che conosciamo, facendo sfumare tutti i contorni a cui normalmente è attaccata, in un vasto oceano di sensazioni. All’inizio consideriamo quello stato solo una forma di rilassamento, anche perché non disponiamo di ulteriori conoscenze per definirlo diversamente, ma poi l’intuizione e lo studio ci consentiranno di comprenderne il giusto valore.
Prima di tutto, inizieremo col renderci conto che quello che definiamo rilassamento dovrebbe invece essere una condizione basilare, ma che viene persa proprio dall’incapacità di rimanere concentrati su ciò che viviamo. Fatto sta che, pur prendendo coscienza di cosa ci destabilizza migliorando la qualità della nostra vita, è necessario ricordarsi che i risultati che riusciremo ad ottenere, come il benessere, riguarderanno solo la stabilità materiale del nostro corpo inferiore. Ma da qualche parte dovremo pur iniziare.
Buona lettura!