Rock Memories – volume terzo

Autore: Maurizio Baiata
Numero Pagine: 368
Dimensioni: 17 x 24
Prezzo: € 25,00
ISBN: 9788866235484

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Rock Memories – volume terzo

La vertigine delle Good Vibrations

Prefazioni di: Monica Felletti – Mox Cristadoro – Richard Milella

Il Rock scorre sulle onde del tempo

Strutturata come una sintetica Enciclopedia del Rock, qui si esplorano gli abissi dell’anima, musiche e suoni rivoluzionari. Nessuna nostalgia, ma una pietra filosofale che trasforma il metallo urlante in brividi interiori e visioni celesti.
NEEED TO KNOW SULL’ITALIA
Anni ’70: i “movimenti”, le autonomie, i “processi”, gioie e drammi dei festival rock, case discografiche e identikit degli ascoltatori
UNDERGROUND-POP & PROG
Osanna, Rovescio della Medaglia, Dedalus, Banco del Mutuo Soccorso, Area, PFM, Il Balletto di Bronzo, Il Perigeo: in 24 schede, i più importanti gruppi protagonisti del passaggio dalla colonizzazione all’autocoscienza
NEW WAVE & PUNK
L’imperativo era “Tutto da rifare”, ma hanno immesso linfa vitale nelle vene del Rock, da David Bowie a Patti Smith
LE AVANGUARDIE
Quarantacinque schede sui nomi più importanti della ricerca e della sperimentazione mondiale: da Battiato a Klaus Schulze
GLI ARTISTI FONDAMENTALI
Cat Stevens, Ringo Starr, Hot Tuna, King Crimson, John McLaughlin, Jefferson Air-Ship, Eric Burdon, Ike & Tina Turner, Nick Drake, Frank Zappa, Genesis

Corredo iconografico tratto dall’archivio dell’Autore

Copertina di Pablo Ayo – Foto di copertina: Il chitarrista degli Who, Pete Townshend, in concerto al Consol Energy Center di Pittsburgh, PA, il 16 Marzo 2016

Indice

Prefazione I
Rock Memories That Remain – Monica Felletti
Prefazione II
I sogni non costano (costavano…) molto. Piccola guida all’acquisto – Richard Milella
Prefazione III – Il sangue dei “Primi Uomini” – Mox Cristadoro
Introduzione: Sketches of New York – Maurizio Baiata
SEZIONE UNO – LE RADICI: BEAT, BE-BOP E ROCK
Be-Bop e Beat Generation: un solo fenomeno culturale, PARTE I
Letteratura beat e rock generation, PARTE II
SEZIONE DUE – NEED TO KNOW IN ITALIA
Rock italiano: dal Piper a Canta Napoli
Pop italiano
La situazione musicale
Un’occhiata al mercato discografico
Musica di consumo. Identikit degli ascoltatori
Area. Una lotta scientifica
Lettera aperta. In difesa di Francesco Guccini
SEZIONE TRE – ITALIA UNDERGROUND & POP & PROG
Colonizzazione e autocoscienza
Agorà
Dedalus
Arti & Mestieri
Baricentro
Nadma
Napoli centrale
Garybaldi
Aktuala
Sensations’ Fix
Claudio Rocchi
Saint Just
Città Frontale
Uno
Il Balletto di Bronzo
Capsicum Red
Osage Tribe
Perigeo
Osanna
Area
Banco del Mutuo Soccorso
PFM (Premiata Forneria Marconi)
SEZIONE QUATTRO – AVANGUARDIA
Introduzione: Avantgarde
USA
Robbie Basho
Beaver & Krause
Captain Beefheart
Tim Buckley
Walter Carlos
Fugs
Philip Glass
Bruce Palmer
Pearls before Swine
Steve Reich
Terry Riley
Tonto’s
Wild Man Fischer
Charlemagne Palestine
La Monte Young
FRANCIA
Magma
ITALIA
Franco Battiato
Roberto Cacciapaglia
Nova Musicha
Opus Avantra
Pierrot Lunaire
INGHILTERRA
David Bedford
John Cale
Nico
Eno
Hatfield & The North
Henry Cow
Hawkwind
High Tide
Quintessence
Third Ear Band
Robert Wyatt
Stomu Yamashta
GERMANIA
Amon Düül 1 e 2
Ash Ra Tempel
Can
Embryo
Faust
Kraftwerk
Neu
Popol Vuh
Klaus Schulze
Tangerine Dream
SEZIONE CINQUE – GLI ARTISTI FONDAMENTALI
Eric Burdon
Cat Stevens
Ike e Tina Turner
Ringo Starr
Hot Tuna
King Crimson
Nick Drake
John Mc Laughlin
Jefferson “Air-ship”
Frank Zappa
Genesis
SEZIONE SEI – LA NEW WAVE
Talking Heads e B-52
Devo
Are we not men?
Duty now for the future
Ian Dury
David Bowie
Patti Smith
SEZIONE SETTE – IL PUNK
Dossier Punk
I Tubes a New York

Leggi un estratto del libro

Rock Memories that remain

Di Monica Felletti

Bluesismi… polistrumentistica… superamplificazione… razzialità.

Il mio correttore automatico di Word dà segni di fatica nel trascrivere parole non inserite dalla nascita. Il programmatore che se ne è occupato non si intendeva di rock. Di certo non ha mai letto nulla di Maurizio Baiata. Perché il coniare neologismi è parte integrante del suo modo di scrivere, per raccontare, trasmettere concetti mai espressi prima, perché mai esistiti prima.

La parola non è altro che una vibrazione e con queste invenzioni letterarie, Maurizio ha generato quelle frequenze che, ancora oggi, possono far vivere sulla pelle, nella pancia e dietro gli occhi il senso di una passione.

Perché ho imparato che il rock è passione, è dolore. Senza dolore non c’è opera memorabile; senza patimento non c’è trasmissione di intensità. L’emozione che passa nella testa di un musicista e gli arriva da chissà dove, rischia di perdere man mano vigore nel divenire scrittura di pentagramma e quindi accordo. Perché non tutto è riproducibile, dall’anima in poi… La genialità del vero compositore-esecutore sta nel non sfrondare di pathos quella folgore iniziale, anzi semmai di amplificarla attraverso il suo “sentire”.

Superamplificazione è una delle parole-bomba create da Maurizio. Ma non solo strumentale, per descrivere i volumi apocalittici di alcuni concerti. Superamplificazione emotiva di chi ha raccolto il grappolo di una musica, nella vendemmia cosmica di tutto quello che ci ruota intorno, e ne ha fatto un disco, una colonna sonora, un “live” di tale fragore emotivo che le lacrime sono, a volte, la sola possibile spremuta di nettare.

Solo in senso temporale, il “suo” mondo rock è quello che hanno vissuto tutti; non certo in senso emozionale. Dal trovarsi per caso a scrivere nelle pagine di “Ciao 2001” a diventare in breve uno dei più apprezzati critici musicali italiani, il percorso è passato tutto sulla sua pelle, sulla sua capacità di vivere le emozioni in modo epidermico. Scrivendo di gruppi e artisti che non sempre appartenevano alla “notorietà”, scendendo tra le pieghe dei loro pensieri.

Quando mi disse: «Ci sarebbe da trascrivere una serie di miei vecchi articoli per farne dei files…», pensai che ricopiare un testo è un lavoro di precisione in cui mi trovo a mio agio, perciò accettai volentieri. Non potevo immaginare che sarei stata catapultata al Palasport, nell’agosto del ‘72, ad ascoltare i Blood Sweat & Tears che stregavano il pubblico con il magnetismo delle loro composizioni. Zitta io, insieme agli altri, ad ascoltare il mai ascoltato descritto solo con le parole e il trasporto della macchina da scrivere.

Non credevo che avrei visto una giovanissima Annie Bullock salire sul palco di prepotenza, mentre Ike Turner si esibiva, prendere il microfono e diventare Tina Turner per sempre.

Non mi aveva avvisata che avrei sentito l’odore delle poltrone del Savoy, a New York nell’agosto dell’81, quasi a contatto con gli strumenti di Santana che suonava mentre consumavo una cena virtuale; che avrei compreso le ragioni dell’andare a vivere in una comune, alle porte di Monaco; che avrei vissuto a livello animico il Flower Power di San Francisco… che avrei patito la sete nei grandi raduni che duravano tre giorni, stanca, sudata di un caldo inesistente…

“Rock Memories”, fin dalla prima riga del primo articolo, si è rivelato una capsula temporale capace di far cadere in un vortice di eventi che mai più vedremo su questa terra, in un benedetto lasso di tempo in cui stelle sfuggenti come Jimi Hendrix e Syd Barrett, Patti Smith e Janis Joplin hanno consentito a tutti di sbirciare nel loro Io più profondo, regalando alla storia della musica autentiche mirabilia.

Ma perché il metallo deve “urlare”? Perché è nato il punk? Perché la “new wave”? Perché pensare che tutto questo “sia stato” e non “sia”?

Rock Memories nei suoi volumi rappresenta il trasduttore vivente che deborda in salotto, fa uscire fuori dalle pagine i Popol Vuh, che ti arrivano con i loro strumenti in fase di accordatura dalla canonica di una chiesa di Bamburg; fa sentire il fischio del treno dei “Corrieri Cosmici” in viaggio attraverso la Germania; fa respirare il Be-In o la palpitante partecipazione al Live Aid.

E ti ritrovi stremato e sorridente, con le braccia lungo i fianchi a dire: “Ci sono stato anch’io”.

E hai paura delle manganellate ai concerti a rischio, e storci il naso davanti ad un prodotto troppo commerciale, che ha stritolato la creatività. E stringi la mano a Battiato, giovane esordiente, a David Bowie, famoso e irraggiungibile, intuisci il suo sorriso che ammicca e non confessa. Vedi il sostegno umano tra artisti diversi-uguali mai simili, unici.

A che punto è(ra) la discografia italiana, perché arrivare sempre dopo, se non mai… qual è il coraggio dell’Avanguardia?

Rock Memories è una immersione senza bombole, tutta d’un fiato, fin sul fondo dei motivi che agitano la musica e chi ne vive e ne viene vissuto. Essa è il daimon latino e la pietra filosofale che ha trasmutato il metallo (anche urlante) in brividi e visioni, in battiti e speranze.

Un mondo rutilante come una galassia in formazione, artisti a volte poco celebrati, poco conosciuti, che hanno fatto della libertà di espressione uno stendardo a prezzo della fame. Stelle guizzanti che hanno avuto poco-tanto futuro, ma che rimangono nel presente.

Memories that remain…

E possono farlo attraverso questi libri, dove il nascosto e poco celebrato è stato portato alla luce, dove anche chi sia digiuno di rock, della sua storia e delle pulsazioni che ne stanno alla radice può farsi una precisa idea di un’epoca, una mentalità, un modo di stare al mondo.

Ho vissuto di “In der Garten Pharaos” così come di “Phaedra”, ho visto gli amplificatori, i synth, i mellotron… parole che diventano archetipi. Musica demoniaca (?) o paradisiaca (!). Musica. Stravolta, devastata, incomprensibile, sognante, emozionante, pallida, eterea, fragorosa. Musica.

E Maurizio Baiata, con registratore, taccuino, orecchio e sentimento, occhi negli occhi con il musicista o solo un vinile, gomito a gomito con chi scrive, soffre, partorisce musica. Seduto sull’orlo di una quinta musicale a fermare ciò che vuole fuggire, a fissare su carta le Erinni del dark sound e le ninfe elettriche dei Kraftwerk. A trattenere in stazione il treno dei Corrieri Cosmici.

Per chi si nutre soltanto di una rivista musicale, che non ha il tempo, la possibilità, i soldi o il permesso dei genitori (almeno in quegli anni) di andare ai concerti, l’occhio del critico, la penna del giornalista sono la sola finestra su un mondo vagheggiato, crocifisso su un muro con un poster del cantante preferito, con il quale molte adolescenti si fidanzavano a sua insaputa. Se chi scrive non sa trasmettere, tutto va perduto; se non si mette a fuoco quello che veramente conta di un disco o di un artista, lo si abbandona decidendo che vale poco. Ma quanto valesse o no, Maurizio lo ha lasciato decidere al pubblico, filtrando gli eventi con la garza della sua dedizione, ma raccontando, raccontando, sempre e comunque con quadri viventi che ti riservano un posto sotto al palco, ancora oggi, per un concerto di trenta o più anni fa, con il pass da giornalista che ti presta per l’occasione.

Cronista di rock, narratore di vite, archivista di vibrazioni, tutto ha classificato, messo da parte, mai dimenticato in una miscellanea che ha costruito la sua carriera. E il suo “Sé”.

Caustico nei passaggi in cui ti spiega che il Sistema palesemente voleva firmare il certificato di morte del rock come espressione di romanticismo e ribellione, di novità e tradizione e che solo la “canzonetta” poteva avere successo in menti addomesticate, sedate dalla tranquillità, lui, con un sorriso compiaciuto ti ricorda che “Rock will never die!…”

Chi è Maurizio Baiata


Maurizio Baiata. Critico musicale, giornalista investigativo, scrittore, documentarista, editor, traduttore e interprete dall’inglese e conferenziere internazionale. Ha diretto diverse riviste e due grandi enciclopedie multimediali sugli UFO. Rientrato in Italia dagli USA nel 2011, dove aveva realizzato la rivista Open Minds, ha ripreso la sua attività di critico musicale, oltre a presenziare in numerosi programmi televisivi e radiofonici come esperto nel settore Misteri.