Via d’iniziazione al Dao
Un manuale pratico di Riflessologia Plantare, interpretata attraverso una visione taoista. La Reflessologia Zu, grazie a una lettura oggettiva delle aree riflesse e la loro sollecitazione, stimola risposte funzionali e organiche autoguarenti.
Qualunque organo o tessuto sofferente, per qualsiasi motivazione, invia un messaggio di dolore o disagio al cervello, il quale ci fa assumere posture antalgiche. La postura scarica il peso corporeo alternandolo sui due piedi, su una mappa di 27.000 terminazioni nervose.
Callosità, solchi, gonfiori, rigidità osteoarticolari… sono manifestazioni di questi disagi (direzione Organo / Cervello / Piede). Sollecitando in maniera consapevole e competente le corrispettive terminazioni nervose, le informazioni giungono al cervello, i neuroni le elaborano e le trasmettono all’organo corrispondente, favorendo l’autoguarigione del corpo (direzione Pie de / Cervello / Organo).
Libro a colori.
«Né do né prendo, metto in movimento le innate capacità di autoguarigione (vis medicatrix naturae): per fare ciò è fondamentale trattare la causa invece di limitarsi a sopprimere i sintomi.»
Laozu Baldassarre
INDICE
Prefazione
Reflessologia Zu
IL DAO – La Via
Ciclo Sheng e Ciclo Ke
MOVIMENTO LEGNO
MOVIMENTO FUOCO
MOVIMENTO TERRA
MOVIMENTO METALLO
MOVIMENTO ACQUA
IL PIEDE
LE OSSA
LE ARTICOLAZIONI
I LEGAMENTI
I MUSCOLI
MOVIMENTI DEL PIEDE
IL PIEDE TRA MICROCOSMO E MACROCOSMO
COME AGISCONO I PUNTI RIFLESSI
I.A.R.S. (Identificazione Aree Riflesse Sensibili)
MOVIMENTO ACQUA
Quattro proiezioni Movimento Acqua
MOVIMENTO LEGNO
Quattro proiezioni Movimento Legno
MOVIMENTO TERRA
Quattro proiezioni Movimento Terra
MOVIMENTO FUOCO
Proiezioni Movimento Fuoco
MOVIMENTO METALLO
Proiezioni Movimento Metallo
BREVE STORIA DELLA REFLESSOLOGIA PLANTARE, perché breve è la storia della reflessologia plantare
LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO
Prefazione
Di un libro, le pagine della prefazione si scrivono alla fine, si pongono all’inizio e quasi nessuno le legge; per di più, queste sono un rimaneggiamento della prima edizione. Molto tempo è passato da allora, perciò ho sentito il dovere di fare una specie di consuntivo in questa ultima ristampa.
Mi decisi a scrivere questo libro per assecondare la pressante richiesta degli allievi che partecipavano ai miei corsi e che insistevano sull’esigenza di avere materiale stampato per rileggere e rivedere le informazioni acquisite. La gestazione fu lunga, mi sentivo Penelope: la sensazione era di cancellare più di quanto scrivessi.
Ciò che in precedenza mi parevano scoperte, poi mi apparivano ovvietà non più degne di nota. Intuizioni e verifiche si sovrapponevano, si sostituivano in una roteante, ipnotica danza dervisci.
Vivevo la sensazione di assistere e partecipare a una pellicola accelerata, di rotolare in discesa: la velocità cresceva in maniera esponenziale e ciò che scrivevo invecchiava rapidamente tra le mie mani. Le intuizioni che poco prima mi erano parse brillanti, in breve tempo erano sostituite da scoperte che aprivano nuove porte e nuovi orizzonti di ricerca.
La molla che mi fece decidere di scrivere questo libro fu quando un allievo, portavoce di un gruppo di studio, mi disse: «Continui pure a viaggiare alla sua velocità ma, per favore, faccia un fermo immagine per noi, fotografi questo momento e poi continui pure per la sua strada, almeno così noi avremo qualcosa da leggere».
Il ragionamento non faceva una piega…
Come non potevo accontentare chi mi chiedeva qualcosa di scritto sulla Reflessologia del Piede, argomento ancora nuovo e sconosciuto ai più a quei tempi? Parliamo dei primi anni ’80. Ero nel pieno di una foga scopritiva e le persone che intervenivano alle mie conferenze esprimevano insistentemente il desiderio di saperne di più su questa tecnica e sul metodo che stavo definendo.
Diversi amici mi aiutarono a far sì che questo testo vedesse la luce, ognuno di loro diede il suo contributo, ma per me è doveroso uno speciale ringraziamento a Luciana Colangelo, amica, poi allieva, ora ottima collega, che ha seguito fin dall’inizio il mio cammino professionale.
Quando mi restituì il testo ultimato, che le avevo dato da leggere e correggere, quasi mi venne da piangere: intere pagine erano quasi tutte sottolineate, corrette, cancellate, irriconoscibili.
Non era più il mio libro; il libro che avevo scritto con tanti sforzi era stato riscritto, non ne ero più io l’autore.
Che dire? Che fare? Per mesi si era dedicata con dedizione alla lettura e alla ristrutturazione del testo. Riportando le correzioni nel computer, mi resi conto invece che i contenuti non erano per nulla cambiati: il testo aveva acquisito leggerezza e scorrevolezza. Non era stata tolta o aggiunta una sola parola.
I soggetti posti alla fine d’ogni frase, tipico modo di parlare del sud, erano stati spostati all’inizio. Il testo era stato rovesciato come un calzino. Ho appreso meglio l’italiano trascrivendo le correzioni che in tanti anni di scuola; allora, più che adesso, scrivevo come parlavo.
Per la grafica e l’impaginazione, determinanti furono la professionalità e la competenza di Ettore Carabia, amico fraterno che mi diede la possibilità di tradurre graficamente gli elaborati. Le prime mappe pubblicate erano state stampate in serigrafia.
In quei tempi di rapida evoluzione, anche Ettore fece un salto qualitativo: il suo lavoro era passato dalla serigrafia manuale all’informatizzazione dei manufatti; i disegni originali che avevo eseguito manualmente furono digitalizzati, dando così alla grafica un aspetto più gradevole, pulito ed essenziale.
Per interagire con lui, cambiai il mio computer ibm e acquistai il mio primo Macintosh. Allora i computer avevano funzioni ben distinte: gli ibm e compatibili, così erano chiamati, utilizzavano il sistema dos, oggi dinosauri dell’informatica, ed erano specializzati in calcolo e scrittura, gli esordienti Macintosh in grafica e impaginazione.
Le radici delle mie competenze informatiche risalgono a quegli anni ed Ettore, con la sua competenza, mi ha trasmesso il perfezionismo della professionalità.
L’immagine dei due piedi riempiti con gli organi, icona dello Zu Center e Zhen Li con la sua compagna Xun Li, la coppia di cinesi che si massaggiano i piedi, sono disegni elaborati da Claudia Colangelo, artista dalle mani di fata: qualunque materiale porrete nelle sue mani, in breve tempo sarà trasformato in qualcosa di artistico.
Sono passati molti anni da allora; non mi piace ricordarne quanti, non mi piacciono le date, mi danno la sensazione che fermino il tempo mentre sono costantemente proiettato verso il futuro. Prima di rileggere il libro, pensavo di dover apportare modifiche sostanziali ma, con grande stupore, mi sono accorto di quanto è ancora attuale, anche i disegni anatomici delle ossa, le loro proporzioni e gli studi che ho fatto in seguito lo confermano.
Ho scritto altri sei libri sull’argomento, i contenuti sono stati arricchiti, c’è stata una verticalizzazione nell’interpretazione della persona e della malattia. La maniera di fare diagnosi reflessologiche e terapie è cambiata molto: si sono verticalizzate.
Spero che, come un buon vino, il contenuto dei miei testi migliori con il passare del tempo e sia di aiuto e stimolo a quanti si avvicinano a questa metodica. In altri testi di Reflessologia, stampati o pubblicati su internet, frequentemente trovo qualcosa di familiare, a volte così familiare che non hanno cambiato nemmeno le virgole nel copiarli…
Mi piacerebbe invece un giorno leggere evoluzioni della mia metodica, qualcuno che, prendendo spunto dai miei studi, fosse andato avanti. Potrei finalmente tornare a essere allievo…
La Reflessologia Zu è una Reflessologia tridimensionale perché noi siamo tridimensionali. I piedi sono massaggiati sulla pianta, sul dorso e medialmente.
Sono utilizzate tutte e dieci le dita, non solo il pollice. Il massaggio è esercitato con differenti intensità, velocità, direzioni, pressioni, sfregamenti, mobilizzazioni… informazioni mirate a raggiungere i differenti strati corporei: pelle, connettivo, vasi sanguigni, muscoli e ossa.
Si massaggia da seduti, in piedi, frontalmente e di spalle il paziente, secondo l’esigenza della direzione e della forza che deve essere impressa al movimento delle dita.
La presenza costante della musica, tendenzialmente mozartiana, imprime un ritmo al massaggio che ne esalta la percezione e la funzione. La conoscenza e l’applicazione dei principi della Medicina Tradizionale Cinese, attraverso i punti di agopuntura presenti sui piedi, sono una peculiarità di questa tecnica.
Per aumentare l’effetto del massaggio, ci sono circostanze in cui ci si avvale di strumenti non invasivi.
La nostra azione è orientata a movimentare le potenzialità circolatorie: sanguigna, (arteriosa e venosa), linfatica ed elettrica, con il fine di stimolare le fisiologiche capacità di autoguarigione.
Basta così; se continuo, quella che doveva essere solo una prefazione rischia di diventare un altro testo…
Vi auguro una buona lettura.
Laozu Baldassarre
Reflessologia Zu
Il Metodo Zu si diversifica dalle altre interpretazioni della Reflessologia del Piede per lo studio approfondito e analitico dell’identificazione dei punti riflessi sul piede, una tecnica che chiameremo I.A.R.S., Identificazione Aree Riflesse Sensibili.
Tutti i punti descritti sono stati localizzati mirando all’epicentro del dolore di ogni area sensibile e in relazione alle ossa e ai muscoli. Un piede può essere lungo, largo, corto, grosso, magro e, entrando nelle patologie, piatto, cavo, equino, varo, valgo, torto.
Questo tipo di lettura oggettivizza i punti riflessi.
All’inizio della mia ricerca ho reperito quanto di scritto e illustrato concerne la Reflessologia del Piede a livello mondiale. Il risultato di tale lavoro è quanto di più disarmante possa apparire a una lettura critica: ogni mappa, ogni disegno è rappresentato con assoluta soggettività dai vari autori, sia nella dislocazione degli organi riflessi sia nelle colorazioni utilizzate.
Per esempio, l’area riflessa del fegato è rappresentata come un ovale, o grossolanamente quadrangolare, o triangolare, oppure sovrapposta all’area riflessa dei polmoni, o superiormente alle teste dei metatarsi o, ancora, inferiormente alle teste dei metatarsi, dove centralmente, dove lateralmente. Oltre alla diversità del disegno dell’area e della sua dislocazione, anche le colorazioni cambiano totalmente di autore in autore.
Se prendiamo un libro di anatomia occidentale, asiatico o africano, gli organi sono tutti situati ovviamente nelle medesime aree. Un pigmeo è un brevilineo, un watusso è un longilineo, ma gli organi sono proporzionalmente dislocati nei rispettivi corpi alla stessa maniera. Nelle varie razze cambia il colore della pelle, la forma degli zigomi e degli occhi ma, anatomicamente, le varie parti sono strutturate allo stesso modo. Evidenziamo un’importante contraddizione nel confrontare la nostra vasta raccolta di libri e di mappe, verificando che sono tutte differenti tra loro: questo non dà un senso di serietà a chi, con occhio critico, si avvicina alla lettura e all’interpretazione della Reflessologia plantare. […]
CHI E’ LAOZU BALDASSARRE
Baldassarre Laozu, dopo circa dieci anni di attività ospedaliera come infermiere professionale, lascia l’ospedale per dedicarsi completamente allo studio e all’approfondimento di tecniche terapeutiche naturali e non invasive.
L’approccio alle tecniche riflesse e lo studio dell’agopuntura segnano l’inizio del suo percorso di terapista olistico. Ha scritto, disegnato, impaginato e pubblicato personalmente sette libri originali sulla Reflessologia Zu.
In cinquanta anni di lavoro, di cui quaranta dedicati allo studio e all’applicazione della Reflessologia del Piede, ha eseguito più di trentamila massaggi e formato, nel suo metodo, centinaia di studenti. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali attraverso inviti e partecipazioni a congressi in Inghilterra, Olanda, Svezia, Spagna, Austria, Polonia, Ecuador e Nicaragua, dove ha tenuto corsi e conferenze, oltre ad aver scritto per le principali riviste internazionali del settore.