Come e perché furono scritti due libri famosi: Frankenstein e Il Vampiro
Il ruolo di Lord Byron
Nell’estate 1816, per uno strano gioco del destino, si trovarono riuniti in una piacevole località di vacanza presso Ginevra cinque personaggi straordinari, tutti sotto i trent’anni: Lord George Byron, già poeta celeberrimo, molto discusso per la sua vita privata, il suo medico personale e segretario John Polidori, il poeta Percy Bysshe Shelley con la giovane compagna e poi moglie Mary, e la sorellastra di Mary, Claire, che dopo una brevissima relazione con Byron a Londra attende un figlio da lui. Byron ancora non ne sa niente.
Le complesse dinamiche delle loro relazioni, la grande armonia tra i due poeti che passeranno alla storia come i più grandi poeti romantici inglesi, quella strana estate “senza sole” , ricca di temporali e lunghe piogge, il periodo storico di grandi cambiamenti (si è appena conclusa l’era napoleonica) e di scoperte scientifiche, la lettura di storie di fantasmi e romanzi gotici nelle lunghe buie serate mentre fuori infuria la tempesta fanno sì che si crei un’atmosfera tale per cui la sera del 16 giugno Byron fece agli amici, tutti originali e creativi, questa proposta: Scriviamo anche noi storie di fantasmi!
Ne nacquero due capolavori, Frankenstein di Mary Shelley e Il vampiro di John Polidori, scritto sulla base di una prima idea di Byron, due libri che hanno fatto epoca e che a duecento anni di distanza sono diventati dei classici e continuano ad essere letti e discussi.
Immagine di cover e immagini all’interno del libro elaborate da Piero Ragone.
La più coinvolta nell’impresa suggerita da
Lord Byron è Mary, che così scrive:
“Io mi affannai a pensare a una storia
che potesse tener testa a quelle che
ci avevano spinto a quell’impresa,
una storia che parlasse
delle misteriose paure che abbiamo in noi
e risvegliasse un orrore da brivido,
una storia che obbligasse il lettore
a guardarsi intorno spaventato,
che gelasse il sangue
e accelerasse i battiti del cuore.
Se non avessi ottenuto un simile risultato,
la mia storia di fantasmi
non sarebbe stata degna di questo nome…”
INDICE
Prefazione
PARTE PRIMA
Lord Byron in Svizzera
George, John, Percy, Mary, Claire
Villa Diodati e Maison Chappins
L’esplosione del vulcano Tambora e i suoi effetti sul clima
Il 1816, un anno “senza estate”
La grande sfida
Prime prove di scrittura
La visione
Scoppia la bomba
Frankenstein, o il novello Prometeo
Il Vampiro
PARTE SECONDA
Dopo l’estate a Villa Diodati
Il gruppo Shelley torna in Inghilterra
Lord Byron a Milano e poi a Venezia. Il triste destino di Polidori
Allegra
Gli Shelley e Claire in giro per l’Italia
Teresa Gamba Guiccioli, la donna che riuscì nell’impresa di rendere fedele George Byron
La morte di Allegra
Casa Magni (la Casa Bianca)
Il naufragio e quello che ne seguì
“Attento al 37° anno…!”
Epilogo
Bibliografia
LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO
Prefazione
La notte delle immagini:
Byron, Mary Shelley e il sogno dell’estate 1816
Andrea Vianello1
La notte è per l’uomo un luogo simbolico di immagini: i sogni, le paure, le speranze, i dolori, le passioni, le mancanze e le ossessioni accorrono di notte nel flusso ininterrotto della coscienza, quando abbassiamo la presa sul mondo e lasciamo che il fiume delle immagini conduca la nostra barca dove la parte più grande di noi esiste, ovvero al di sotto della superficie della nostra coscienza egoica.
C’è un olmo oscuro nell’Ade, ci ricorda Virgilio, sui rami del quale pendono, attaccati alle foglie, i sogni vani, le illusioni degli uomini mortali. Essi stessi, di notte, si confrontano su cosa davvero sia reale, cosa non lo sia ma lo possa diventare, su cosa temere o amare e su come onorarlo.
Le esperienze più intense nei sogni o nei ricordi, le paure più grandi, le passioni più brucianti e le più straordinarie rivelazioni su noi stessi trovano albergo la notte, appena prima o al posto del dormire. Lampeggiano come una notte buia illuminata da lampi di luce, rivelando i contenuti profondi di cui non avevamo coscienza e che maturano al di sotto dell’increspatura delle acque, pronti ad affiorare nel momento in cui non possiamo porre le usuali resistenze.
Tutti, la notte, facciamo quindi degli incontri, interferenze tra piani di coscienza che ci vedono abitatori saltuari o ignari, palesandosi sotto forma di immagini sbiadite, volti di fantasmi del passato, di speranze nel futuro o di potenti visioni.
In quell’estate del 1816 la notte sembrava non lasciare mai del tutto il giorno: l’eruzione del vulcano Tambora, l’anno precedente, aveva creato un’atmosfera oniroide, oscurando il sole e generando giornate pallide e cupe, spesso rabbuiate da temporali e piogge incessanti, accompagnate da una diminuzione generale della temperatura, lampi e tuoni fragorosi. In questa atmosfera collettiva avvenne l’incontro di queste vite straordinarie, amplificato dalle voci, dalle attese, dalle aspettative reciproche e dai sogni di ognuno di loro.
L’incontro è l’altro grande protagonista, assieme all’ascolto, nello spazio sospeso di un’antica villa sul lago, dove nottetempo ci si raccontava, avvolti dal chiarore vacillante di una candela, storie di fantasmi.
Le straordinarie vite raccontate in questo libro, come affluenti in un unico fiume, convergono con le loro umanità in una notte particolare che costella gli eventi delle loro biografie, che si dipanavano tra accadimenti politici e culturali o si rivolgevano apertamente all’interesse e alla curiosità collettiva per le scoperte scientifiche e le loro ricadute sociali e individuali e nel loro potere suggestivo per l’immaginario.
In queste notti estive, le vite straordinarie di questi geniali ragazzi dal carisma abbagliante, divenuti poi i poeti e gli scrittori romantici più noti della loro epoca, vengono raccontate dalle loro stesse parole scritte in lettere, raccolte appassionatamente da Paola Giovetti in questo libro che ci porta lungo il tracciato degli eventi che l’hanno preceduta, fino a quella notte che segnò per sempre gli stilemi del romanzo gotico, facendo scaturire nuove e antiche riflessioni su che cosa l’umano sia e quanto profondo e oscuro, ma appassionato e appassionante, possa essere cercarlo.
Quello che in questo libro emerge con forza è la trama nella trama, il tessuto poetico, pregno di sentimenti, ideali ed amore per la vita e per la forza delle parole, nelle esistenze di questi esploratori di confine. Così affiora, osservando da vicino e più intimamente le loro singole vite, quanto per ognuna di esse la questione intorno al significato profondo che si pone innanzi al mistero della morte sia stata vissuta nelle loro righe o nei loro versi, oltre che nella potente e ineludibile tensione verso il tentativo di reimmaginare le loro esistenze di fronte ai gravi colpi che la sorte ha loro, ognuno a suo modo, inferto.
C’è una storia di uomini e donne, di amori e di dolori, di sogni e speranze che aggiunge un piano simbolico intorno a ciò che sia possibile evocare di straordinario a partire dall’immaginazione, da quanto ne emerge e scaturisce, come avvenne per Mary Shelley, in un sogno che diviene nitido, in una visione coerente che chiede a chi ne è portatore di offrire la propria dedizione perché possa, per suo tramite e per tramite delle persone legate dalla medesima passione per la vita, divenire qualcosa di utile e di bello, proprio come può accadere in un’amicizia, in un amore o in uno straordinario racconto.
Questa particolare estate, che ha visto la natura eruttare incandescenti lapilli dal suo profondo nell’atmosfera e che ha gettato le basi letterarie per l’inedito mostro di Frankenstein e per il vampiro nella forma pervenutaci fino ad oggi, ricorda a tutti noi che l’uomo può essere il tramite per immagini straordinarie che prendono corpo per mezzo delle proprie vite o di incubi che abitano e attraversano i giorni.
Come la creatura di Frankenstein è assemblata e costituita da molte parti provenienti da corpi diversi, così l’umano è una condizione che si costruisce assieme, nell’incontro di diversità che generano una ricchezza reciproca, una conoscenza di ciò che l’umano sia al di là di noi stessi, anche nelle sue parti più lontane o incomprensibili.
Il testo di Paola Giovetti ci accompagna passo passo fino a quella notte di fantasmi ed oltre, dove si ascoltavano racconti sul sottile confine tra la vita e la morte e sull’unica forza che tiene connessi i due regni.
Paola ci conduce in questo libro, con passo sicuro e lucida chiarezza, nelle vite di Lord Byron, di Percy Bysshe Shelley, della giovane Mary Shelley, di John William Polidori e di Claire Clairmont, dipanando attraverso le loro storie una trama a cui tutti apparteniamo: il grande mistero che, nel vivere, si pone all’uomo – la questione, sempre aperta e fondamentale, su che cosa sia un mostro, cosa vita e cosa, invece, Amore.
1 Psicologo e psicoterapeuta junghiano, studioso e divulgatore delle tematiche del mistero e del folklore nella loro relazione con la psicologia dell’inconscio.
CHI E’ PAOLA GIOVETTI
Paola Giovetti, fiorentina residente a Modena, laureata a Bologna in Lettere, con specializzazione in letteratura tedesca; come giornalista e scrittrice si dedica in particolare alle tematiche della ricerca psichica, della mistica, della letteratura e della storia.
Ha collaborato a varie riviste della Rizzoli (La Domenica del Corriere, Visto, Astra) e a Il Giornale dei Misteri. Scrive regolarmente articoli di curiosità storiche e letterarie per la rivista medica Cuore e Salute. È direttrice della storica rivista Luce e Ombra, dedicata alla ricerca psichica, e presidente della Biblioteca Bozzano-De Boni di Bologna, di cui Luce e Ombra è organo.
È autrice di numerosi saggi dedicati alle tematiche sopra citate, pubblicati da Armenia, Mediterranee, San Paolo, Verdechiaro.