Nello specchio della morte

Autore: MARCO VALLI
Numero Pagine: 144
Dimensioni: 14 x 21
Prezzo: € 18,00
ISBN: 9788866236009

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Nello specchio della morte

Come la mortalità può insegnarci a vivere pienamente

Tutti noi abbiamo, in un modo o nell’altro, paura della morte, la morte è un mistero che ci inquieta perché pone un limite definitivo al nostro percorso esistenziale. Confrontarsi con la paura e il mistero della morte è, però, un passaggio fondamentale per imparare a vivere più pienamente, gioiosamente e serenamente ogni aspetto della vita.

La morte, se accettata, accolta e resa amica è uno stimolo ad aprirci ad ogni singolo istante con stupore e gratitudine. Meditare sull’impermanenza e la mortalità è lo strumento principe per goderci il nostro percorso esistenziale.

L’autore ci mostra come, in varie epoche e culture differenti, da Omero al Buddha, da Spinoza a Rilke, tutti si sono interrogati sul mistero della morte e ne hanno tratto uno stimolo per una vita più piena e creativa. Pagina dopo pagina veniamo guidati ad una riflessione più profonda sulle nostre paure e ci viene indicata una possibile via per riconquistare lo stupore, la gratitudine, l’apprezzamento per ogni aspetto del vivere.

Un libro, quindi, che è un inno alla vita, un invito a viverla in pienezza e letizia. Un percorso che è sia psicologico che spirituale in cui il buddhismo, la psicologia del profondo, la tradizione cristiana e la letteratura trovano una sintesi armonica tesa ad un umanesimo integrale.

«In una società che ha cercato

di rimuovere la vecchiaia e la morte,

parlarne e liberarci dalle paure e dai tabù

è un percorso virtuoso che ci può liberare

da una gran mole di soerenza.

Se imparassimo a celebrare ogni respiro

come se fosse l’ultimo la nostra vita

sarebbe una festa perenne.»

INDICE

Introduzione

1 – LA MORTE?

2 – ODISSEO E LA MORTALITÀ

3 – AVEVA RAGIONE EPICURO?

4 – I COMPORTAMENTI DI BASE

5 – TUTTO PASSA…

6 – TRE LISTE

7 – COSA È REALE?

8 – LE MORTI…

9 – IL PASSATO

10 – MEMENTO MORI

11 – RITUALI

12 – LE RELIGIONI

13 – ABRAMO E ISACCO

14 – EROS… LA PASSIONE PER LA VITA

15 – ACCOGLIERE LA SOFFERENZA

16 – I GIORNI CHE CI RESTANO

17 – STORIA DI S. – UN PERCORSO

18 – LA FUGA DALL’OMBRA

19 – GLI SCHEMI DI DIFESA DALLA SOFFERENZA

20 – PERDONARE, PERDONARSI

21 – MANTENERE LA ROTTA

22 – MEDITARE SULLA MORTE

23 – E LA MORTE ALTRUI?

24 – IMMAGINI DELL’ALDILÀ

25 – LA MORTE E LA LETTERATURA

26 – RELAZIONARSI

27 – SOLITUDINE

28 – STORIA DI F.

29 – L’ACCOMPAGNAMENTO DEI MORENTI

30 – L’AMORE

31 – LA PAURA DEL FALLIMENTO

32 – LA PAURA DI VIVERE

33 – LA PIENEZZA DELLA VITA

34 – IMPARARE AD ASCOLTARE

35 – DIVAGANDO

36 – LA PRESENZA MENTALE

37 – CAMBIARE

38 – L’EGO

39 – CONCLUSIONI

LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO

Introduzione

Quando iniziai la mia ricerca spirituale, ero ancora un adolescente, la motivazione di fondo era la paura della morte, quella realtà ineludibile che avevo già incontrato varie volte e su cui nessuno era riuscito a spendere parole di buon senso, se non di saggezza.

La morte era lì che mi aspettava e io non sapevo come gestire questa cruda verità.

Gli incontri con saggi monaci cristiani e poi con i miei maestri tibetani mi hanno fornito indicazioni e strumenti per lavorare su quell’angoscia fino ad imparare a guardare la mia vita nello specchio della morte, fino a comprendere che solo il limite della mortalità dona senso ai nostri giorni.

Gli anni sono passati e mi incammino verso l’ultima tappa del mio percorso esistenziale, forse per questo ho deciso di mettere nero su bianco le mie riflessioni e le mie timide realizzazioni su questo spinoso argomento.

Non ho scritto un libro triste, visto l’argomento, anzi è un invito a vivere pienamente ogni singolo momento, ad apprezzarlo, gustarlo e celebrarlo proprio grazie alla consapevolezza della nostra mortalità.

In una società che ha cercato di rimuovere la vecchiaia e la morte, parlarne e liberarci dalle paure e dai tabù è un percorso virtuoso che ci può liberare da una gran mole di sofferenza.

Se imparassimo a celebrare ogni respiro come se fosse l’ultimo, la nostra vita sarebbe una festa perenne, se riuscissimo, almeno un po’, a liberarci dalle nostre ossessioni, dai nostri attaccamenti e avversioni, la serenità sarebbe la nostra compagna di viaggio.

Queste pagine sono il frutto di una vita di incontri e conseguentemente devono tutto ai miei maestri e alle maestre che ho avuto la benedizione di conoscere, ai loro preziosi insegnamenti e al loro luminoso esempio.

Senza quegli incontri, forse sarei ancora l’adolescente angosciato che ero, solo con molte rughe in più…

Non ho risposte definitive, cerco solo di condividere quel po’ di percorso fatto, augurandomi che possa essere di stimolo affinché ognuno di voi faccia il proprio, cercando la propria strada, i propri maestri e compagni di viaggio.

A voi un augurio di

Pace Forza e Gioia

Marco Valli

Osel Dorje

1
LA MORTE?

L’altra notte ho fatto un sogno assai curioso: ero morto e mi mettevano in una bara trasparente o che, comunque, permetteva di vedere il corpo, e io ero testimone della decomposizione, in tutte le varie fasi, guardandomi dall’esterno…

La cosa veramente strana è che il sogno era assolutamente tranquillo, non era un incubo e non provavo alcuna sensazione di ansia, paura o altro.

Quando mi sono svegliato, dopo un ulteriore sogno in cui compariva uno dei miei maestri, mi sono ricordato che tanti anni fa avevo sognato il mio funerale con tutta la gente che ballava attorno al mio feretro sulle note di “Yours is no disgrace” (“La tua non è una disgrazia”) degli Yes.

Sì, la morte è stata un tema di fondo della mia vita (come per molti) e ho dovuto farci i conti, ho dovuto imparare le sue dure lezioni.

Il primo incontro con l’algida signora l’ho avuto intorno ai tre anni quando morì la mia nonna materna, ho il ricordo vividissimo di me che mi sveglio, vado nella camera della nonna per salutarla come ogni mattino e non la trovo, poi il senso di vuoto e di angoscia… non ricordo le spiegazioni che mi diedero in famiglia…

Pochi anni dopo ci fu la morte di una mia compagna di classe alle elementari, falciata da un’auto… si chiamava Donata, mi ricordo il nome perfettamente e la bara bianca, anche se non è che fosse una bambina che frequentavo fuori dalla scuola.

Poi alle medie se ne andò un compagno che aveva la poliomielite e poco dopo l’amatissima nonna paterna.

Di fronte a tutto ciò come si fa a non chiedersi il senso della vita se poi deve finire, spesso prematuramente?

Credo che qui ci siano le radici da cui si è sviluppato l’albero del mio percorso umano e spirituale.

Al fondo di tutto c’era l’angoscia di fronte alla mia e alla altrui mortalità, c’era il domandarsi perché Odisseo, di fronte alla possibilità di diventare immortale offerta da Calipso, scegliesse di essere mortale.

Di fronte a quelle morti, l’immortalità mi sembrava un desiderio più che legittimo, una opzione da scegliere senza se e senza ma.

In fondo, quando mi avvicinai al Cristianesimo, ero affascinato dalla resurrezione, dalla vittoria sulla morte che, all’epoca, interpretavo letteralmente, in un modo assolutamente infantile e immaturo… chissà se in fondo al mio inconscio non ci fosse il sogno di risorgere pure io, o di non morire.

C’è voluto l’incontro con la psicoanalisi e col Buddhismo per cominciare a vedere le cose un po’ diversamente e a intravvedere la possibilità che Odisseo non avesse sbagliato scelta.

2
ODISSEO E LA MORTALITÀ

Nell’Odissea Omero descrive l’incontro del suo eroe con le anime dei defunti (Nekyia), fra di esse quella di Achille che, quando Odisseo gli dice che ora sarà un re fra i defunti, sbotta dicendo che avrebbe preferito essere l’ultimo dei servi sotto il sole che il primo fra le ombre…

Omero ci descrive, quindi, la morte come una sorta di stato infinito di tristezza e rimpianto per la vita, nulla di pacifico, sereno e men che meno gioioso, una morte che non ha in sé nulla di positivo, come in altre culture.

Se la morte è così poco attraente, anche per chi muore eroicamente, perché poi Omero fa scegliere a Odisseo di rimanere mortale quando la ninfa Calipso gli offre l’immortalità?

Sembra una contraddizione, un non-sense, qualcosa di incomprensibile.

Ovviamente potrei citarvi varie spiegazioni date da eminenti filosofi, mentre preferisco raccontarvi ciò che accadde ad un mio paziente.

R. era un direttore di banca, un uomo di successo, di mezza età, piacente, sempre elegante e ben curato che entrò in terapia a fronte di una depressione strisciante che gli toglieva il gusto di vivere.

Lamentava un senso di vuoto, mancanza di eros e quindi di interesse per ogni aspetto della sua vita, personale e professionale, si sentiva un automa, andava avanti per inerzia.

I sogni erano pieni di immagini di desolazione, e era difficilissimo entrare in contatto col suo mondo interiore.

Un giorno arrivò completamente sconvolto, la camicia sbottonata, la cravatta storta, gli occhi rossi, non si diede neppure il tempo di sedersi e cominciò, con voce rotta, a raccontarmi che aveva appena fatto una ecografia di routine e avevano trovato una massa nell’intestino che poteva essere un tumore in fase già avanzata.

Scoppiò in un pianto dirotto poi, calmandosi un poco, mi chiese: “Che faccio ora?”.

Rimasi in silenzio un poco mentre ripensavo alle sedute precedenti in cui, in più occasioni, aveva detto che avrebbe voluto avere il coraggio di suicidarsi, perché, ormai, la sua vita era senza senso.

Alla fine, guardandolo dritto negli occhi, dissi: “Beh, nel caso ti toglie il problema del suicidio… se è maligno non puoi che morire… ma per il momento sei qui e, se vuoi, puoi ancora vivere”.

La seduta successiva si presentò in jeans e maglietta, capelli scarmigliati, si sedette e guardandomi negli occhi mi disse: “Oggi non sono andato al lavoro, ho trovato una scusa e sono andato in giro per boschi, era una vita che non lo facevo… non mi ricordavo più la meraviglia del sole fra le fronde, il canto degli uccelli… beh se devo morire mi voglio godere tutto ciò finché posso…”.

Per fortuna la massa era una grossa cisti che fu asportata senza conseguenze, ma il confronto con la reale possibilità di avere i giorni contati aveva fatto il miracolo, la depressione regrediva e la voglia di vivere prendeva il sopravvento.

Il processo terapeutico accelerò e R. tornò ad una pienezza di vita che non aveva mai conosciuto e che lo spinse a scelte radicali fra cui cambiare lavoro.

La mortalità, il limite ultimo sono una provocazione che può spingerci a vivere più intensamente e consapevolmente ogni singolo attimo, ogni situazione, anche quelle che ci paiono più noiose e insensate.

La morte dona senso alla vita, una immortalità sarebbe una noia infinita, una monotonia infinita.

Odisseo può scegliere di rimanere per sempre sull’isola di Ogigia con Calipso in una sorta di vita sospesa, priva di ogni dolore e sofferenza ma, conseguentemente, anche di vera gioia e di senso.

Odisseo decide di tornare da Penelope, di affrontare nuovi dolori ma anche nuove gioie, vuole che la sua umanità sia completa, anche se la morte lo attenderà.

Anche nella tradizione buddhista tibetana si dice che il regno degli Dei è meno favorito di quello umano, saranno pure immortali e privi di sofferenze ma non potranno, proprio per questo, mai diventare dei Buddha, degli illuminati.

Chi non conosce la sofferenza e il limite non può accedere all’illimitato.

Odisseo sceglie la mortalità, noi siamo costretti a sceglierla (o meglio è lei che ha scelto per noi) ma l’essenza non cambia… il limite è ciò che ci permette, se lo accettiamo e comprendiamo, di essere pienamente vivi e di trovare un senso e un piacere nello stare in ciò che c’è in questo preciso momento.

CHI E’ MARCO VALLI

MARCO VALLI (Osel Dorje), laureato in Lettere e in Psicologia, è stato insegnante negli istituti superiori per quarant’anni. Maestro di meditazione della scuola Nyingmapa del Buddhismo tibetano, tiene corsi e conferenze diffondendo la pratica meditativa in modo laico e informale. Già redattore di CEM Mondialità, scrive su vari giornali e riviste, e ha pubblicato numerosi libri fra cui: La saggezza folle (Ed. Promolibri, 1995), Solamente un gusto (Ed. Xenia, 1999), Le ore dell’anima (Ed. Xenia, 2002), Il Buddha in classe (Ed. Xenia, 2017), L’insegnante consapevole. Breve corso di mindfulness per educatori (Ed. Verdechiaro, 2020), Incontri (Ed. Verdechiaro, 2021), Pensieri di un vagabondo del Dharma (Ed. Verdechiaro, 2023), Forever Young (Ed. Verdechiaro, 2024), Gesù era un Buddha (2025). Da sempre è attivo nel dialogo interreligioso e interculturale.