L’Alchimista Fanciullo viene da un mondo fantastico e lontano. In questa metafisica fiaba ci accompagna con la sua simpatica dolcezza e profonda saggezza. Lo sfondo è la vita di Elia che, attraverso l’incontro con questo bambino magico, recupera la luce della sua anima, squarciando i veli grigi della sua rassegnata e ormai indifferente personalità. Accompagnato dal fanciullo spirituale vola in alto e lontano, attraverso il tempo e lo spazio e, in istanti di stupita partecipazione, riscopre il battito dell’esistenza e l’entusiasmo per i suoi sogni. L’Alchimista non esita a precipitare Elia nel buio e nella disperazione perché riesca così a sentire l’importanza di esistere, lo accompagna senza lasciarlo mai solo, tenendolo per mano nei momenti più bui.
Il protagonista scopre, attraverso forti esperienze e insegnamenti, la terribile realtà del suo cuore “malato di indifferenza”, ma ciò che lo salverà sarà un atto d’amore sincero che lo renderà di nuovo capace di provare empatia ed emozione per il mondo e per la vita, riscoprendone il significato più “Alto”.
Immagine di copertina di Maria Cristina Pritelli
INDICE
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII
Epilogo
LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO
Capitolo I
L’Alchimista Fanciullo proveniva dal centro della terra. Dove è ancora molto, molto caldo. In quel luogo l’aria è rarefatta e piena di polvere e i raggi del sole non riescono a illuminare il volto di chi vi abita.
Un giorno mi stavo dirigendo al lavoro, camminavo come un automa, a passo spedito, occupando la mia mente con pensieri riguardanti i soldi, le bollette, gli impegni: insomma una giornata anonima, uguale a mille altre. Ed ecco che, di colpo, mi si parò davanti, uscito chissà da dove: era un bimbo intorno ai 7 anni, vestito con dei jeans leggermente larghi, una maglia di cotone bianca con le maniche lunghe e delle scarpe da ginnastica dello stesso colore; in spalla aveva una borsa di pelle a tracolla. I capelli erano neri, toccavano le spalle, leggermente mossi, la carnagione più scura della media. Ciò che attirò il mio sguardo, tuttavia, furono gli occhi, di un verde brillante.
Rimase lì a fissarmi dal basso all’alto e io feci lo stesso, incuriosito, per quasi un minuto. Pronto rivolsi il mio sguardo all’orologio e gli girai intorno: ero in ritardo, molto, molto in ritardo.
All’epoca lavoravo presso un giornale nazionale molto importante e, sebbene vi lavorassi già da qualche anno, ero ancora relegato alla pagina degli spettacoli televisivi.
Mi ero avvicinato alla scrittura in gioventù, per merito/colpa del mio insegnante di lettere che mi obbligò a iscrivermi al club di giornalismo della scuola. Insomma, scrivevo per il giornalino scolastico.
Me lo ricordo ancora il mio insegnante:
– Elia, hai un modo di scrivere molto personale, aggraziato, femminile. Devi coltivare questo tuo dono. È un dovere. –
Di fatto, a me piaceva molto scrivere. Già a quell’età narravo di principi, cavalieri, samurai, maghi. Una volta, mi ricordo, scrissi persino un romanzo su un supereroe. Quando non ero impegnato a scrivere lo ero a leggere, ricercando nei vecchi scrittori quell’aiuto in più.
Finita l’università mi venne sbattuta in faccia la dura realtà della vita: ogni casa editrice a cui spedivo il mio curriculum scolastico rifiutava la mia richiesta di lavoro. Ad ogni manoscritto che inviavo seguiva sempre la stessa risposta: “La ringraziamo ma il suo romanzo non ci interessa”.
A un certo punto, una notte stellata, disperato e deluso, uscii sul terrazzo e diedi fuoco a tutti i miei manoscritti; pagina dopo pagina li vidi volare nel buio.
[…]
CHI E’ ALBERTO BELTRAME
Imprenditore e scrittore italiano, classe 1982.
Ha pubblicato i romanzi Tè bancha (2009), La vita è più bella di così (2014), Tutto nero (2015), In punta di piedi (2018), La felicità in una lacrima (2019), Il piccolo conte (2020).