Donne in stand-by

Autore: Marisa D'Aloiso
Numero Pagine: 272
Dimensioni: 17 x 24
Prezzo: € 22,00
ISBN: 9788866235774

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Donne in stand-by

Storie di donne in attesa di un riscatto

Le donne in stand-by sono coloro che aspettano un riconoscimento al proprio valore negato. Comete disperse nell’universo insondabile della Storia.

Donne geniali, innovative e innovatrici. Alcune hanno compiuto imprese coraggiose, altre hanno prodotto opere d’arte spettacolari o ricerche scientifiche senza precedenti. In un mondo coniugato al maschile, fra uomini che troppo spesso si sono appropriati dei loro meriti, ne hanno sminuito i talenti o le hanno penalizzate con una fama oltraggiosa, hanno cercato faticosamente di farsi strada, a volte a costo della vita.

Donne disubbidienti, troppo avanti per essere comprese, troppo sole per essere difese. Da Benazir Bhutto, che si è battuta in uno dei Paesi musulmani che meno riconosce i diritti delle donne, a Lozen l’ultima guerriera degli Apache, da Ada Byron che già nel 1850 aveva intuito il meccanismo del computer a Emily Warren, la donna a cui si deve la costruzione del Ponte di Brooklyn. Giusto per citarne alcune.

Le loro storie, raccontate in questo libro, testimoniano che sono ancora molte le donne in stand-by. In attesa di proclamare un valore dimenticato, di rivendicare il diritto di essere protagoniste della propria vita, non solo comparse in quella di qualcun altro.

«La storia di molte donne geniali

è fatta di intuizioni grandiose

derubate dalle piccolezze umane.»

INDICE

Siamo tutte in stand-by?

DONNE DI POTERE

BENAZIR BHUTTO

CATERINA DE’ MEDICI

LOZEN

DONNE DI SCIENZA

ADA BYRON

ROSALIND FRANKLIN

HENRIETTA SWAN LEAVITT

DONNE NELL’ARTE

FRANCESCA CACCINI

MARIETTA ROBUSTI

EMILY WARREN

DONNE DI CULTO

MARGUERITE LA PORETE

LA CACCIA ALLE STREGHE

MALMONACATE E MALMARITATI

Donne in stand-by o uomini a ritroso?

Bibliografia di riferimento

LEGGI UN ESTRATTO DEL LIBRO

Siamo tutte in stand-by?

Il dubbio mi è sorto dopo aver letto un libro di Rosalind Miles, una scrittrice inglese che, a proposito di donne, si pone una domanda che mi ha intrigato: Chi ha cucinato l’ultima cena?

Conosciamo fin troppo bene l’importanza di quell’evento e quanto siano stati decisivi gli argomenti dibattuti durante quella cena. Oltretutto era Pasqua e il seder, come lo chiamano gli ebrei, è un pasto sacro che richiede una procedura accurata, sia nella scelta simbolica degli ingredienti sia nella cottura dei cibi. Un gran lavoro per le donne!

Mi sono vista la scena sfilare davanti agli occhi: mentre nella sala del banchetto, al bagliore tremolante delle lucerne, uomini di tutto rispetto seguaci di un Rabbi, e il Rabbi in persona nientemeno, consumavano quel pasto che avrebbe cambiato la storia dell’umanità, nelle retrovie tra i fumi e i fuochi della cucina alcune donne si affannavano, sudate e trepidanti, a produrre una portata dopo l’altra. Donne che non sono state invitate a condividere quel banchetto, ad ascoltare parole che avrebbero suggellato l’imprinting di una nuova religione che tanto avrebbe influenzato e cambiato anche le loro vite. O forse c’erano, ma i Vangeli scritti dagli uomini non hanno ritenuto determinante testimoniare anche la loro presenza. Fate questo in memoria di me. Nulla, però, è stato detto o fatto in memoria delle donne che con il loro lavoro hanno reso possibile quella cena straordinaria.

È la cronaca dell’evoluzione umana tradotta al femminile, che nelle sue grandezze e apoteosi ha lasciato dietro di sé una scia interminabile di donne in stand-by, comete disperse nell’universo insondabile della Storia. Donne in attesa di un riscatto, di un riconoscimento del proprio valore negato. Donne disubbidienti, innovative e innovatrici che hanno accettato la sfida di confrontarsi con un mondo coniugato al maschile. E hanno pagato per le loro trasgressioni: alcune con la vita, altre con una fama distorta e oltraggiosa, altre con l’oblio. Alcune hanno compiuto imprese coraggiose e formidabili, altre hanno prodotto opere d’arte spettacolari o scoperte scientifiche clamorose anche se costrette a lavorare in silenzio, nell’anonimato di un retrobottega, alle spalle di grandi uomini che troppo spesso si sono appropriati dei loro meriti. Donne sconfitte dai tempi, dalla società in cui sono vissute, dagli eventi e dai potenti. A volte troppo avanti per essere comprese, troppo sole per essere difese, troppo decise per rinunciare ai loro talenti che spesso sono state costrette a nascondere con la saggezza ironica e meditativa con cui le donne sanno chinare il capo davanti a chi prevale con la forza o l’arroganza.

Come scrive Virginia Woolf: Per secoli le donne sono state gli specchi magici e deliziosi in cui si rifletteva la figura dell’uomo raddoppiata.

Le donne in stand-by raccontano, infatti, storie di riflessi senza poter brillare di luce propria, lungo un percorso costellato di esclusioni, discriminazioni, persecuzioni, penalizzato dai pregiudizi. Una donna troppo intelligente è certo ispirata dal diavolo, ammonivano i Padri della Chiesa, il corpo femminile è stato creato senza alcuna capacità di pensiero ma solo come recipiente di feti, sentenziava Aristotele.

Perché si sa, sono gli uomini che tengono le redini dello show, le abilità femminili sono relegate dietro le quinte, in ambiti minori, a impreziosire un lavoro di cui troppo spesso non avranno il merito, come quello di chi ha cucinato l’ultima cena.

Tutte le istituzioni della nostra cultura ci dicono attraverso parole e silenzi che siamo in gran parte insignificanti. Soprattutto le donne del passato che conducevano esistenze di cui spesso non restava traccia quando i loro nomi cambiavano dopo il matrimonio.

Ma nonostante la difficoltà di recuperare le notizie, ho voluto scandagliare la vita di alcune di loro, nel tentativo forse troppo ambizioso di restituire almeno una parte della fama che meritano. Donne di potere, di culto, nell’arte, nella scienza, del passato e del presente, i cui talenti si sono persi tra le maglie di un’autorità dominante che scrive e riscrive la Storia per il proprio tornaconto.

Ne ho dedotto che siamo un po’ tutte donne in stand-by, in attesa di proclamare qualche nostro autentico valore dimenticato, di rivendicare il diritto di parlare senza dover chiedere il permesso prima di esprimerci. Il diritto di essere protagoniste e autrici della nostra vita, non solo muse ispiratrici nella vita di qualcun altro.

CHI E’ MARISA D’ALOISO

Marisa D’Aloiso è laureata all’Università Cattolica di Milano e ha svolto un dottorato in giornalismo. Giornalista professionista dal 1986, ha lavorato nei periodici dell’Editoriale del Corriere della Sera e della Rizzoli editore.

Storica del mondo femminile, oggi da freelance continua il suo impegno divulgativo con incontri e conferenze presso centri culturali, dando voce soprattutto alle donne inascoltate e discriminate. Da questo impegno è nata l’idea di Donne in stand-by, un saggio che ha richiesto anni di ricerche e viaggi nei luoghi in cui le protagoniste sono vissute per meglio interpretare l’atmosfera che le ha ispirate e il mood delle loro iniziative.

È autrice di un saggio che rivaluta la figura della regina Cleopatra, pubblicato per Prospettiva Editrice, dal titolo Cleopatra regina di Roma, con particolare riferimento al periodo poco conosciuto in cui l’ultima sovrana d’Egitto visse a Roma al fianco di Giulio Cesare, contribuendo alla svolta politica che segnò il passaggio dalla Repubblica all’Impero.