Il solo fondamento di una nuova Medicina
Ormai è una tendenza generale delle filosofe e delle teologhe femministe affermare che il Dio concepito sino ad ora dal genere umano sia stato di fatto il Dio dei soli uomini, tale da escludere da Sé la sua sussistenza femminile. Un Dio quindi rispetto cui la donna non potrebbe che assumere una funzione subalterna, non paritetica all’uomo nel livello della Coscienza.
Ma non basta essere donna per poter parlare di un Dio al femminile. Occorre che le Donne affermino la realtà e l’esistenza di una Divinità androgina, che unisca in Sé i due principi archetipali assoluti maschile e femminile.
La novità di questo saggio è allora proprio quella di elaborare una prima forma di Cristologia al Femminile, che testimoni in che modo la figura di Cristo quale sorgente di ogni Amore possa effettivamente aiutare la Donna ad orientarsi non più all’Io personalistico di se stessa e dell’uomo, ma all’Io spirituale, che è uno nei due distinti corpi dell’uomo e della donna.
Indice
Introduzione
L’introduzione nella vagina del Padre quale segno della androginicità di Dio
Sintesi storica della Teologia femminista e suo rapporto con il Femminismo
L’ipostaticità femminile dello Spirito Santo
Per una Teologia non femminista ma al femminile
L’autobiologia femminile secondo gli archetipi
La trinità dell’identità sessuale umana fisica, psichica, spirituale e l’illusionismo del gender
L’intelligenza femminile ed il Pensiero magico
Illuminazioni e limiti della psicanalisi rispetto ad una Teologia al Femminile
I due sessi quale reciproca guarigione dal Peccato originario
Genesi 3 rivista alla moviola
La Chiesa come Donna
Il peccato e la Donna ed il peccato della Donna
Le nuove Sacerdotesse del sesso in Cristo
La beatitudine del femminile
Le Donne e l’identità di una divisa
Come riconoscere in un essere umano un reale vissuto dell’Amore di Cristo?
Omosessualità: avvicinamento o ulteriore allontanamento fra i due sessi?
Verso un nuovo modo di pregare Cristo come femmina per essere Donna nello Spirito
Ricoeur come il nuovo Mefisto
Principi di Teologia sistematica femminile: il discorso del Monte di Venere
La femmina nella Teologia femminista dell’Islam
Dalla gelosia al femminicidio o all’amore? Una cura al femminile del femminicidio
La morte del Dio babilonico
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Introduzione
Non basta che a dire di Dio siano le donne per avere una visione femminile di Dio, cioè dell’unico Dio detto al femminile, ma secondo un femminile che sia davvero femminile, che non sia cioè limitato alla sola identità corporea femminile ma che investa il modo femminile sia di percepire la Verità che di vivere la propria sessualità, se come propria privata proprietà, se quale espressione del proprio inconscio oppure se, infine, quale immagine della propria spiritualità ipostatica femminile. Questa precisazione è particolarmente importante perché la tendenza delle Teologhe è in genere quella di esaltare in eccesso la dimensione spirituale della donna, ma in forma implicitamente e forse inconsciamente viziata da un vissuto sessuale intermedio fra la castità e la spiritualità dell’Eros, e che rischia di ridursi a considerare della donna la sola maternità, per escludere di fatto la sua asessualità, e di non essere in definitiva né una cosa né l’altra.
Certamente, se si inizia il proprio annuncio di un Dio detto al femminile partendo con il contestare il Dio ed il Cristo dei maschi, anziché con l’annunciare un’effettiva nuova visione di Dio al femminile (intendendo per “femminile” non solo un Dio come Madre oltre che Padre, come erroneamente si intese il pensiero di Giovanni Paolo i) non si farebbe altro che riconfermare lo stesso Dio maschile. Si deve quindi iniziare il proprio annuncio con una exousia simile a quella manifestata da Cristo nel “Discorso della Montagna”, l’atto più universalmente pubblico di tutta la vita di Gesù, affermando: “Vi fu detto di Dio solo nel nome di una visione maschile di Dio e di Cristo, ma noi vi diciamo…”. Il “cosa” dire è compito di una vera Teologia cristologica al femminile, per andare oltre quello che è stato forse l’errore da cui si è generato ogni altro errore ecclesiale, l’aver presentato Dio e il suo Cristo in forma monosex, cioè in modo uguale per gli uomini e per le donne, come se la propria identità sessuale fosse indifferente nel modo di relazionarsi di una donna a Cristo.
La tesi che questo saggio vuole sostenere, confermandola a livello teologico-sistematico, è quella che la donna debba rapportarsi a Cristo come femmina, senza amputare o rimuovere nessuna parte di se stessa, neppure le proprie fantasie sessuali più estreme, adottando quale archetipo il dialogo fra Cristo e la samaritana nel Vangelo di Giovanni, per compiere poi la chenosi dal proprio Io spirituale non tanto nei confronti di Cristo ma dello Spirito Santo, ipostasi femminile di Dio nella divina Trinità, della quale solo sentirsi Ancella – da intendersi nel senso di servitrice cosciente del divino proposito ed epifania nel proprio modo di vivere il piacere sessuale della sola vita dello spirito. “Dio è Padre e Madre”, disse un giorno, illuminato dallo Spirito, Giovanni Paolo i, ma una simile affermazione di altissimo valore teologico venne fatta scadere a livello romantico-affettivo, con quale effetto ultimo il semplice sostituirsi alla visione di un Dio Padre, comprensivo ma a volte più rigido del più patriarcale dei padri, quella di un Dio sempre e comunque maschio, ma capace non solo di un amore paterno ma anche materno quando, invece, l’affermazione di Giovanni Paolo i avrebbe dovuto essere interpretata ontologicamente, dischiudendo per la prima volta in duemila anni la coscienza umana pubblica alla visione di un Dio non solo maschio – e neppure di un Dio asessuato – ma di un Dio che è in Sé il maschio e la femmina, lo Jod e la Heveh.
Avrebbe inoltre dovuto spingere alla domanda su chi fosse mai all’interno della Trinità di Dio la Madre, e arrivare di conseguenza a indentificare nello Spirito Santo la Madre divina dal momento che, se il Padre è il Padre e il Figlio è il Figlio, la Madre non poteva che corrispondere allo Spirito Santo, tanto che sia in ebraico che in arabo, lo spirito (“ruah”) è in realtà femminile. Sarebbe tuttavia solo una nuova forma di illusionismo diabolico se dopo la catastrofe dei duemila anni trascorsi, dovuta all’avere proclamato un Dio Padre divenuto di fatto, nell’immaginario collettivo, più un Dio Maschio che un Dio Padre, ci si dovesse limitare da parte femminile a proclamare un Dio Madre o anche un Dio Femmina o un Dio Padre anche materno, oppure un Dio senza sesso o infine addirittura due dèi.
Le donne devono allora proclamare non un Dio Madre né un Dio Femmina ma un Dio androgino, per potersi conformare allo stato di essere della divinità mediante il loro Amore, in virtù del quale realizzare reciprocamente in loro lo stato di androginia nei due distinti volti dell’uomo e della donna, dal momento che solo nello stato di androginia l’essere umano è realmente immagine vivente dell’unico Dio, che è in Sé il maschio e la femmina. L’essere umano può avere un sesso femminile o maschile, mentre è solo della condizione divina essere in Sé il maschile e il femminile.
Così, il singolo sesso non è immagine di Dio, bensì lo è il solo stato androginico fra l’uomo e la donna, che diviene realmente tale nel solo stato di coscienza dell’Amore di Dio.
Chi sono Paolo Lissoni, Alejandra Monzon e Giusy Messina
Paolo Lissoni è considerato il padre della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia clinica (PNEI), in particolare in ambito oncologico.
Alejandra Monzon è socia fondatrice dell’Associazione PNEI.
Giusy Messina è psicologa clinica e psicoterapeuta specializzata in PNEI.