Diario di un sognatore

Autore: Enzo Braschi
Numero Pagine: 304
Dimensioni: 14 x 21
Prezzo: € 22,00
ISBN: 9788866235644

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Diario di un sognatore

Gli indiani Anishnabek (anche detti Ojibway o Chippewa) hanno un’antica leggenda a proposito dell’“acchiappasogni” o dreamcatcher.

Si racconta che una nonna, di nome Nokomis, fermò il proprio nipote nell’atto di uccidere un ragno e in cambio il ragno regalò alla donna una ragnatela magica, dicendole che andava appesa sopra il letto: attraverso il suo foro centrale sarebbero passati i sogni belli, mentre quelli brutti sarebbero stati trattenuti dai fili della ragnatela e si sarebbero dissolti all’alba, al contrario di quelli buoni che ci avrebbero visitato ancora.

Diario di un sognatore è fatto di trentaquattro visioni, sogni a occhi chiusi e a occhi aperti. Le visioni, che sono nitide quanto – se non più – la realtà, sono in grado di condurci in mondi o dimensioni capaci di creare e sviluppare le nostre più ardite speranze o illusioni. Indicano la “Via”. E questo perché sognare è arte e arte è sognare.

«Una grande visione è necessaria, e l’uomo che la possiede deve seguirla come l’aquila cerca il blu più profondo del cielo.»

Grande guerriero sioux Cavallo Pazzo

Indice

A proposito del sognare

La piazza

Il gabbiano e il suo amico

La fuga dei relitti

L’antico guerriero

L’uomo che aveva perso la sua ombra

Il deserto e il cielo

Le penne d’aquila

Mille cavalli

L’ultimo bisonte libero

Più dolci del miele

Il Re Cacciatore

L’uomo più dimenticato

Il guardiano del faro

La pianta amorevole

Promesse mantenute

Così piccolo e così grande

La viaggiatrice col violino

Un giorno a Venezia

Il trono vuoto

Il bevitore

Sogni su carta

I due samurai

Dentro il sogno di Dio

L’isola delle rondini

Una crociera da sogno

Ci sono notti

La donna di Cuba

Una volta nella terra di Kem

In quell’attimo che era meno di un attimo

“Ginocchio Ferito”

Thimbe e la neve

Il cervo

Il Settimo Cielo

L’ultimo sogno

Leggi un estratto del libro

– Cosa hai rubato? –

– Niente – disse il ladro di sogni

nascondendo l’ultimo sogno dentro il cuore.

A proposito del sognare

“Quattro lampioni come cappelli da prete che ondeggiano nel vento della sera. La voce del vento è un sospiro che entra nella stanza, spettina ogni cosa, passa sul suo volto, e l’anima vola via assieme a lui.

Quando il vento uscì dalla stanza si vide l’anima mulinare con lui, avvolgersi in spirali ed essere sollevata tanto in alto e così lontano da approdare alla terra preclusa ai vivi. Lì ritrovò l’antica luce che aveva dimenticato e la pace cui agognava.”

– Ecco, questo potrebbe essere l’inizio di una storia ma anche la narrazione di quello che si intende come sogno. Mi segue? Bene. Esiste poi il fare sogni già fatti da altri, anni o addirittura secoli prima di noi, che adatteremmo al nostro tempo proprio come fa un buon sarto quando si appresta a svecchiare un abito passato di moda. Un bel rubare che resterà impunito, le pare? Ma ci sono anche sogni fatti da altri, magari appena qualche minuto prima che ci addormentassimo e che ancora una volta adatteremmo alle nostre esigenze… diciamo oniriche. Un altro furto destinato a restare impunito!

Esiste una dimensione-archivio dei sogni, come la chiamo io, ove sono custoditi tutti i sogni a partire dal primo all’ultimo, fatto giusto un attimo fa. È in quel luogo che nascono e si sviluppano i mondi, gli infiniti universi, le miriadi e miriadi di stelle la cui luce arriverà fino a noi in un giorno di un lontanissimo futuro. Quello è anche il luogo dove chi non ha imparato a sognare va a rubare i sogni degli altri per firmarli col suo nome, neanche fosse un pittore che appone la sua firma in calce al quadro appena dipinto.

Ora la prego di seguirmi con maggiore attenzione. Sto infatti per confidarle che i sogni potrebbero essere divisi in due categorie, diciamo principali: quella dei sogni che si fanno a occhi chiusi, vale a dire quando dormiamo, e quella dei sogni che si fanno a occhi aperti, cioè in stato di veglia. In tutta onestà non saprei dirle quale dei due sia il migliore, quindi non me lo chieda. Anche perché vi sono sogni in bianco e nero, che lasciano spesso il campo alle speculazioni più ardite del sognatore, e sogni ridondanti di luce e di vividi colori e immagini capaci di rapirti per quanto sono fulgidi. Questi ultimi, più dei primi, si dice siano capaci di condurti in altri mondi, per cui allorché ci si desta e si torna qui, nel nostro mondo, si è soliti affermare di avere fatto un sogno così straordinario da non potere essere dimenticato per il resto della nostra vita, il che ci fa sentire tristi per essere tornati alla realtà.

Il sogno che si fa a occhi aperti, invece, è tutta un’altra cosa, perché lo crei e lo sviluppi tu stesso passo dopo passo, scrivendolo con la mente e col cuore e dandogli la fine che più ti piace, che è poi il realizzarsi delle tue speranze, che sono la trama del sogno stesso. Sto parlando di un danzare alla musica scritta da te, che nel sogno sei il miglior musicista che ci sia.

Ma esiste anche un altro sognare, ovvero quello capace di squarciare il velo del tempo e di inoltrarsi negli oscuri meandri del futuro, così da delineare la via che si dovrà seguire per adempiere al nostro destino.

Più che di sogno si dovrebbe parlare di come cercare e ricevere una visione. Mi riferisco ad esempio agli Indiani d’America, o agli aborigeni australiani, o dell’Amazzonia, o dell’Africa… insomma: a quel che resta di quei popoli non ancora guastati dai nostri sogni insozzati dalla civiltà, per i quali il sogno è realtà e quel che chiamiamo realtà è mera illusione.

In quel vivere la vita per quello che veramente è, gli animali parlano, le piante parlano, gli alberi parlano, le acque parlano, essendo ogni cosa animata da uno spirito.

Un tempo vi furono sognatori che avevano nomi che erano poesie che camminavano sul tappeto del tempo: Cavallo Pazzo, Toro Seduto, Nuvola Rossa, Pioggia in Faccia, Giovane Uomo che Teme i suoi Cavalli… E altri che erano “ossa vuote” attraverso le quali scorreva il vero Potere, quello che consente di curare sofferenze e malattie e di “vedere” oltre la nostra vista, così da attingere al “Sopra” per trasferirlo al “Sotto”.

Uomini come quelli non percorrono più le nostre strade ma i loro nomi durano più della pietra.

C’è infine la “via” del sogno che sogna il sogno, quella del sognatore che sogna sé stesso nell’attimo in cui sa che sta sognando.

Intrigante maniera di stare in equilibrio su profondi abissi cavalcando altre luminose dimensioni.

Alcuni tra questi arditi sognatori sono ammaliati anche dal volere percorrere la più affascinante delle piste: quella del sognare il perfetto amore tra due persone. Ho detto la più affascinante delle piste ma sarebbe meglio definirla la più ostinata, visto che quel genere di sognatori non intendono per nessuna ragione terminare il loro sogno per non dovere assistere alla fine del perfetto amore che hanno sognato. E questo perché, come ognuno ben sa, l’amore è il “sogno” per eccellenza, un miraggio, un abbaglio, un delirio febbricitante. Mi domando se il sognare il perfetto amore sia davvero, come molti sostengono, la fonte dalla quale ha origine ogni altro sogno e una simbolica morte e una rinascita.

Lascio a lei decidere se sia così o meno.

Quello che posso dirle dal canto mio, è che non è possibile vivere la vita senza un sogno, perché altrimenti rischieremmo di non potere percorrere la strada che ci scegliemmo allorché decidemmo di scendere dalle stelle su questo mondo.

Ha un senso, è reale quanto detto, o è parte del sognare? –

Chi è Enzo Braschi

Enzo Braschi, dopo la laurea in Filosofia con una tesi sulla spiritualità dei Nativi americani delle Grandi Pianure, si dedica al mondo dello spettacolo divenendo un apprezzato attore televisivo e cinematografico. Autore di vari documentari sugli Indiani d’America, dal 1996 al 2003 prende parte alla Danza del Sole – la cerimonia più sacra dei Nativi.

Per Verdechiaro Edizioni ha pubblicato La conoscenza segreta degli Indiani d’America, Mi chiamo Bisonte Che Corre, Io ricordo e i romanzi Oltre, La dea dei golosi, L’ultima donna, Di Terra e di Luce, Il sangue non dimentica, Semi di stelle, Zimba.