Storie di amori e di esorcismi
Si legge come un libro, Si ascolta come una playlist, Si sfoglia come un fumetto, Si vive come un film
“Mi chiamo Abigail Rain e sono un esorcista, membro di una società segreta che combatte le intrusioni angeliche e demoniache sulla Terra in nome dell’equilibrio.
Tutto filava liscio fino al giorno in cui Jean è tornata per cercarmi, controllata da un’entità sconosciuta che brama di possedermi per riguadagnare l’accesso al regno delle Sephiroth dal quale è stata per sempre bandita.
Il destino di entrambi è ora nelle mie mani: dovrò scegliere tra l’amore impossibile per la mia Jean o le regole dell’ombra e della luce che ho giurato di servire.
Ispirata alle vicende personali del mio autore, la mia storia è un universo sospeso tra slang e poesia, cinema e musica, risse da pub e citazioni che si stagliano sullo sfondo di paesaggi dark e onirici, abbattendo ogni confine tra finzione e realtà.”
«Secondo le Regole dell’Ombra e della Luce…»
Indice
Abi, per tutti Abi
Prologo
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3
Pausa backstage
Capitolo 4
Pausa backstage
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Pausa backstage
Capitolo 10
Pausa backstage
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
* * *
Playlist
Glossario Essenziale
Leggi un estratto del libro
Prologo
Libertà non è volare
Libertà è precipitare.
La scena è questa: ci sono io che non ho idea di cosa fare, c’è Zac che se la sta facendo sotto, c’è Nimrod che supplica un dio che ora non vedo, c’è una stanza di vuota penombra e un’aria gelida che sembra inverno, c’è un mobilio devastato, ogni cosa è fuori posto come se un vento profano l’avesse spazzata, e poi c’è Jean legata al letto per un braccio, orribilmente logora, deforme e oltraggiata da una forza che non è di nessun mondo. Ci sono lacrime di sangue che segnano il suo volto da star di un sexy-horror da una stella su Comingsoon, la pelle è grigio cenere, gli occhi riversi e cupi, non è la Jean che mi ha stregato sin dal primo giorno che l’ho conosciuta eppure è sempre lei, è lei che piange e s’inarca in contorsioni che non riesce a controllare, esplode in grida ruvide polifone da far venire voglia di scappare, è lei che nei momenti di coscienza urla il mio nome, quel nome che ora comincio a odiare.
Per tutto il tempo mi è sembrato che Jean volesse fare di me una brutta copia dell’uomo invisibile, sempre lì a puntare qualcuno che aveva quel tanto più di me, ma questa volta è diverso, qui c’è in gioco la sua vita, e proprio ora che avevo la mia occasione, sono fottuto fino al midollo, ingabbiato in uno sbattimento regressivo di cifre binarie a soli zeri, incapace di imbastire una tattica che la sottragga al peso massimo dei qliphoth con cui mi sto giocando tutto al tie-break del set finale.
La situazione è ormai fuori controllo, sono cattivo, incazzato e stanco e so che questa volta non si vince, è il braccio a dirmelo, perché nei miei esorcismi arriva sempre quel momento in cui impugno il Maelstrom come una specie di “arrivano i nostri”, poi c’è la formula, l’Ego sum lux che impari quando sei un membro dei nebula, e il demone finisce a montare mattoncini Lego nella sua bettola infernale.
Ma questa volta no.
È inutile attingere al bagaglio mentale di rimonte impossibili, da Muhammad Alì a Rocky Balboa all’Uomo Tigre, questo non è un manga, non è un’americanata che si chiude bene e la produzione non ha imposto un lieto fine, qui, uno di quelli che si va verso il tramonto quando la battaglia è finita. Niente romanticismo, niente cazzate da pensieropositivi, niente colonne sonore tutte orchestrina e versi in rima.
Questa è una storia vera, con sfiga vera e un negativo vero contro cui non c’è niente da fare. Qui la canzone giusta è America di Aron “Deuce” Erlichman, perfetta per il climax nero del momento.
Ci sono io e c’è Jean che è posseduta da un qliph che non so come scacciare, è la prima volta che mi succede ma non si tratta di un intruso qualunque che indossa un vessel innocente e lo possiede finché non incontra qualcuno come me che gliela fa pagare. Questo è il primo dei netzach, a quanto pare, l’omega da cui tutto ha avuto inizio.
E l’ho capito tardi.
Ciò che spaventa di un esiliato non sono la testa che ruota, le acrobazie impossibili o le voci raddoppiate. Quella è roba da concerto dei Mayhem che al massimo spaventa i follower di una radio ultracattolica. Ciò che spegne le sinapsi del logico discernimento è la sua capacità di farsi un giro nell’anima di chi ha davanti. Sette secondi di sguardo indagatore possono trasformare il tuo ricordo peggiore nella sua arma più affilata.
Fino all’ultimo momento non mi ero reso conto che me la stavo giocando proprio con lui, nessuno di noi c’era arrivato, né io né Zac né Dongri. Ho scandagliato ogni fessura dell’etere, ho fatto il pieno di ogni goccia reperibile di raggi gamma per raddoppiare il carico di antimateria, ho dato fondo a tutto il repertorio da esorcista ma non è servito a niente. Quando hai a che fare con i qliph per tutta la vita e non perdi mai un incontro, è difficile che non si smuovano per te le schiere più basse. Non puoi sperare sempre in un gamaliel qualunque o in un taghirion sfigato.
Sapevo che prima o poi ci saremmo scontrati, io e il comandante in capo della baracca infernale, ma ritrovarmelo qui, nel corpo della mia Jean…
Se penso al modo in cui ho gestito le cose finora, direi che è stata una sequenza irregolare di scelte sbagliate, tutto in nome di quello strano stupido amore di cui parlano i poeti, quell’amore che non ho mai saputo gestire e di cui non voglio più sentir parlare.
La storia è sempre la stessa, c’è lui che ama lei che non ama lui, ed è così che ci si mette nei guai perché, senza il cuore di mezzo, avrei spedito il demone all’inferno a calci come ho sempre fatto, anche a costo di danneggiare il vessel. Non sarebbe stata la prima volta, nessuno legifera su questo, la giurisprudenza non ha sfornato codici a tutela di un vuoto a rendere che faccio a pezzi pur di sigillare il portale che ne consente l’accesso. E invece eccomi qua, più instabile di un diodo passivo non-lineare a terminale doppio, piegato alla logica fatale dell’amore-non-amore per Jean. Che poi non sono innamorato, figuriamoci… Sono un esorcista, non siamo mica tra le pagine di Twilight, di certo non ho tempo per lasciarmi andare. L’amore non è ben visto tra gli arcani, almeno finché sei in trincea. Sarà per questo che mi considerano una specie di tuttocampista che fa sognare il titolo ai tifosi. Io ho il lampo di genio, agli altri il merito di buttarla dentro.
Un esorcista non versa i contributi per ogni intruso che spedisce all’inferno. Quelli come me fanno una vita cicatrici e birra, sempre di passaggio, anonimi vaganti senza meta.
Sono un bandito dell’etere, un inviato speciale dell’OMBRA e della LUCE.
Se non facessi questo, sarei probabilmente in una gang di strada o in giro con un gruppo a far concerti, pub dopo pub, un tramonto alla volta, finché il pubblico non torna a casa.
Il SOVRANNATURALE è il nuovo west per i fuorilegge della mia generazione
Una manna dal cielo per adolescenti nerd alla ricerca di emozioni. Non che un me diverso avrebbe convinto la mia Jean a fare di me il suo eroe… Non sono mai stato quello giusto, nemmeno quando potevo farcela.
Per lei non ho seguito il protocollo dell’ombra e della luce: niente rapporti con il vessel, niente dialoghi con l’esiliato, niente domande, niente amici e niente famigliari. Ogni legame di sangue è un game a favore dell’intruso e se l’incontro è due su tre, allora hai chiuso prima di entrare in clima partita.
Ci sono diversi modi in cui chiamiamo quelli che voi chiamate demoni: qliphoth, exodus, esiliati, negativi, infiltrati, intrusi, decaduti.
I capi legione sono gli omega, quelli più attivi sulla Terra sono netzach e gevurah, e in cima a tutti trovi i nachash di thaumiel. Ogni schiera prende il nome dalla sfera qliphoth da cui proviene, come per gli angeli ci sono le sephiroth. Nel gergo dei nebula, tutti i negativi si chiamano qliphoth. Io li chiamo qliph.
Solo nell’ultimo anno ho ripulito il pianeta da una dozzina di gevurah incazzati, segno di una sfilacciatura nelle trame karmiche dell’universo di cui abbiamo appena esplorato la superficie. Non è la prima volta che bande di exodus di seconda fascia varcano la porta delle anime, ma l’ultima è stata durante la guerra mondiale numero due, quando i qliph avevano intravisto la chance di prendersi tutto il pianeta. Una delle ragioni per cui esiste il nonaedro.
Io sono il quarantuno dei settantadue del nonaedro, primo dei decani.
Ci chiamano riparatori perché ci muoviamo sul campo, a noi il lavoro sporco di rammendare le falle nel sistema di griglie dei portali artificiali. Il nonaedro è l’assemblea degli esorcisti, anche se a noi piace chiamarci nebula. Se sei dell’ambiente, siamo il club dei settantadue. Se non sei dell’ambiente, siamo i bounty-qliphoth che chiami per risolvere i tuoi casini con il sovrannaturale, e poi fai di tutto per dimenticarci.
La mia guerra ora si gioca qui, in quest’ultima scazzottata finale. Ci sono io, c’è lui e c’è la mia Jean nel mezzo. Il suo corpo da penthouse è il campo di battaglia sul quale stiamo combattendo.
È la sfida delle sfide, l’esorcismo supremo, il duello finale. Ho affrontato centinaia di demoni finora, ma contro questo figlio di puttana non conosco antidoti. Le ho provate tutte ma non funziona niente.
Me lo avevano detto che un modo c’è e che, al diavolo i miei sforzi, non avrei mai avuto scelta. Sin dall’inizio, sapevamo che doveva mettersi così.
È Miwa a ripetermi che, pur odiandosi per averlo pensato, quella è sempre stata l’unica soluzione, la più logica ed elementare. Anche se fa un male cane.
C’è il mio affanno in sottofondo perché so che non ce la posso fare e ho paura, diavolo se ne ho. Ma la paura non ti frena, al contrario è l’input spirituale che ti fa tirare a mille finché il server non collassa, e allora addio equilibrio.
C’è Will ye no come back again che manda a spasso le sue note e questa canzone mi risuona in testa come background sonoro della scena. Se siete messi male con il pianto facile, non è un brano da ascoltare.
C’è Jean che dev’essere salvata, perché un eroe non lascia la sua bella nelle grinfie del nemico. Se vuoi essere un fottuto eroe, ti tocca fare la mossa giusta, e non c’è altro modo di fare la cosa giusta se non lasciarla andare, ed è per questo che odio tutte le cose giuste: chi l’ha detto che una cosa è giusta solo perché funziona? Anche se c’è sempre stato un lei senza di me, io non ho mai pensato a un me senza di lei. Io o lei, dice il copione. C’è un futuro per Jean in cui non c’è posto per Abi. Io mi eclisso, e poi da qualche parte lei. Nessun noi. Soltanto lei.
Il punto è cosa fare ora.
In questo momento.
Adesso.
Ci sono io con lei, adesso, e nessun altro può decidere per me.
Chi è Piero Ragone
Piero Ragone è filosofo, scrittore, studioso di religioni ed è considerato uno dei massimi esponenti della ricerca e dell’esoterismo in Italia. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare.
Autore di testi di successo, ha pubblicato Il Segreto delle Ere con Macro Edizioni (2013); Custodi dell’Immortalità (2015), Dominion – Le Origini Aliene del Potere (2016), Bloodlines – Linee di sangue alieno (2017), Il Tuo Destino Ti Troverà Per Quanto Lontano Tu Possa Andare (2019) e Arcadia – La vera storia del santo Graal (2022) con Verdechiaro Edizioni.
È creatore del personaggio Abigail Rain.