Una lettura “eretica” dei Vangeli
I Vangeli hanno qualcosa da dire anche a chi non è Cristiano? La figura di Gesù di Nazareth è un archetipo che può risvegliare la coscienza anche di chi non ha il dono della fede?
Partendo da queste domande l’autore rilegge alcune delle pagine più significative dei Vangeli, sia quelli canonici che quelli apocrifi, per coglierne il profondo valore esistenziale ed antropologico oltre che spirituale e le affinità con altre tradizioni spirituali e religiose.
Gesù è, prima di tutto, un archetipo di umanità totalmente realizzata, di maschilità esemplare, è l’incarnazione dello spirito umano, prima ancora che del Divino. Leggere i Vangeli senza preconcetti, senza schemi interpretativi pre-ordinati… in modo “eretico”, cioè basato sulla fedeltà a se stessi, al proprio modo di vedere, può essere una avventura umana e spirituale, un modo per immergersi nell’insegnamento di un grande Maestro, a prescindere se si creda ai vari dogmi cristiani.
Chiunque, che sia ateo, agnostico, buddhista o hinduista può trovare nei Vangeli spunti di riflessione e provocazioni esistenziali oltre all’invito ad un percorso spirituale radicale. Questo volume è un invito a riprendere in mano i Vangeli, a rileggerli col cuore e la mente aperti, per permettere che ci trasmettano la loro intrinseca saggezza.
« Gesù e il Buddha sono figure per molti aspetti diversissime, ma che
in fondo hanno anche dei tratti in comune, sia nel percorso sia nell’insegnamento.
Entrambi sono stati degli eretici per le culture di provenienza,
perché grazie alla loro capacità di cogliere l’essenzialità dell’esperienza religiosa
si sono posti oltre i legalismi e gli schematismi…
Il Buddha, incontrando Gesù nei suoi pellegrinaggi,
l’avrebbe riconosciuto come illuminato e sicuramente
avrebbe sorriso sollevando un ore di loto…»
Leggi un estratto del libro
Prefazione
Vari anni fa, ad uno dei primi incontri interreligiosi ad Assisi, un distinto signore mi chiese come la mettevo, avendo abbracciato la pratica buddhista, con il mio battesimo.
Ci fu un momento di disagio e imbarazzo fra il numeroso pubblico presente, anche perché la domanda pareva una palese provocazione, io, però, non mi scomposi e risposi: «Se il battesimo è una iniziazione alla vita spirituale, io non l’ho tradito, ma realizzato in un modo inusuale».
Dopo tanto tempo sono ancora convinto di quella risposta, non penso di aver negato le mie radici cristiane, né di essere un apostata, semplicemente ho realizzato quel seme spirituale facendolo fruttificare in un giardino differente.
Le mie radici sono sicuramente cristiane (ne ho scritto abbondantemente ne: Le ore dell’anima, Xenia 2002) e, ovviamente, occidentali, ma l’incontro con la saggezza buddhista è stato decisivo per riuscire ad intraprendere un reale cammino interiore.
In anni di studio e di pratica ho poi compreso sempre più i numerosi punti di contatto fra l’insegnamento del Maestro di Nazareth e quello di Gautama il Buddha e, per dirla in termini buddhisti, ho cominciato a vedere Gesù come un Buddha, cioè un illuminato, un portatore di liberazione.
Dovendo poi insegnare ad occidentali il Dharma del Buddha, ho trovato naturale utilizzare i racconti evangelici, così come i miti greci, mostrando come la saggezza sia presente in ogni cultura e tradizione.
A volte certi buddhisti un po’ troppo “ortodossi” mi hanno criticato per queste mie scelte, così come certi cristiani… non gliene voglio, va però detto che gli uni e gli altri non fanno che seguire le orme dei Farisei, irrigidendosi in schemi limitati e soffocanti, dimenticandosi che sia Gesù che il Buddha furono degli “eretici” per le tradizioni da cui provenivano.
In questa tradizione di “eresia”, cioè di fedeltà a se stessi, di libertà di ricerca e di pensiero mi riconosco ed è così che mi avvicino ai testi “sacri”.
In queste pagine rileggo alcuni passi dei Vangeli e li interpreto alla luce della mia esperienza, al di fuori di ogni appartenenza “religiosa”, è solo il mio, personalissimo e discutibilissimo, modo di dialogare con il Maestro di Nazareth, nessuno me ne voglia!
Nessuna pretesa di dare spiegazioni definitive, solo un invito a riprendere in mano i Vangeli e lasciare che risuonino in noi facendo vibrare le nostre corde interiori.
Pace Forza e Gioia
Marco Valli – Osel Dorje
P.S. Sul mio canale youtube e su quello di “Le ali del Brujo” potete trovare vari miei podcast dedicati ai Vangeli e ai miti antichi.
Il testo dei Vangeli canonici utilizzato è quello ufficiale della CEI, quello del Vangelo apocrifo di Tommaso è una traduzione della famiglia fideus.
Capitolo I
1 In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2 Egli era, in principio, presso Dio:
3 tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4 In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5 la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
6 Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9 Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10 Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11 Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12 A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13 i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
Giovanni 1-1/13
Così inizia il Vangelo di Giovanni, il vangelo più “mistico” e “teologico” fra quelli canonici, ponendo come punto di partenza il Logos, (parola greca che si può tradurre come “Verbo” o come “Pensiero”).
Il verbo, dunque, è l’essenza stessa di Dio, era con Dio, era Dio, ma se vogliamo allargarci un poco, il verbo è connesso col respiro e il respiro con la vita, quindi se il Verbo è Dio, Dio è respiro, Dio è vita.
In ebraico il termine per spirito è Ruah, che significa anche respiro, vento, non molto dissimile, in fondo, da Logos, peraltro se ricordate l’incontro di Elia con Dio, si dice che Dio non si mostra come tempesta o come terremoto ma come vento leggero.
Nella mia tradizione Dzogchen si dice che noi siamo fatti di corpo, parole e mente e la parola (Lung in tibetano) è il respiro, il soffio vitale, l’energia vitale, ciò che collega e tiene insieme il corpo e la mente.
Ed ecco che questa essenza divina si manifesta in un uomo, e questa manifestazione viene predetta e preannunciata da Giovanni Battista, che avverte che una novità esistenziale sta per mostrarsi: colui che incarna il Logos, che è un essere umano pienamente VIVO e quindi pieno dell’Essere, offrirà la possibilità di sviluppare tutta la nostra potenzialità di figli di Dio (fatti a sua immagine e somiglianza).
Nel Buddhismo diciamo che ogni essere è già un Buddha, ha già la natura dell’illuminazione, solo che non se ne rende conto, basta togliere l’ego che oscura questa natura ed ecco che la nostra intrinseca saggezza e bontà si mostrano.
Il Vangelo ci dice la stessa cosa: siamo già figli di Dio, il Logos che si manifesta nel Maestro di Nazareth ci risveglia alla nostra vera natura, se solo vogliamo farci risvegliare.
Il problema è che noi stiamo benissimo nei nostri sogni egoici (anche quando ci fanno soffrire) e abbiamo un rifiuto per il risveglio, perché risvegliarsi significa riconoscere la realtà e prenderci la responsabilità della nostra vita.
Non pensiamo, però, che basti dirsi buddhisti o cristiani per risvegliarsi, la maggior parte degli uni e degli altri usano l’insegnamento dei maestri per rimanere nel proprio bozzolo, usano gli insegnamenti spirituali come un sonnifero (non aveva del tutto torto Marx a definire la religione «oppio dei popoli»), distorcendo a proprio piacimento le parole di Gesù o del Buddha.
Seguire i Maestri vuol dire rischiare, buttarsi in una avventura meravigliosa e terribile, assumendosi il rischio di uscire dagli schemi usuali e affrontando ciò che, in realtà, ci fa più paura: la libertà!
Può sembrare assurdo ma noi temiamo la libertà, perché significa responsabilità, vuol dire non avere più certezze a cui abbarbicarci, non per nulla Fëdor Dostoevskij nelle pagine de I Fratelli Karamazov dedicate al Grande inquisitore dice che se Gesù tornasse al mondo verrebbe ucciso di nuovo e proprio dai «religiosi», perché l’uomo vuole certezze, miracoli, direzione… non libertà.
Gesù e il Buddha, invece, volevano portare la libertà, volevano liberare gli uomini dalla schiavitù delle proprie nevrosi (peccati), dei propri legacci interiori.
Solo se ci mettiamo nell’ottica della libertà e della liberazione interiore possiamo davvero comprendere Gesù e il Buddha, possiamo entrare nel cuore dei loro insegnamenti e seguire le loro tracce.
Allora saremo veramente “generati da Dio”, cioè manifesteremo quella natura illuminata, compassionevole e saggia che è la nostra vera natura, e saremo liberi, perché lo Spirito soffia dove vuole.
Chi è Marco Valli
(OSEL DORJE), laureato in Lettere e in Psicologia, è stato insegnante negli istituti superiori per quarant’anni. Maestro di meditazione della scuola Nyingmapa del Buddhismo tibetano, tiene corsi e conferenze diffondendo la pratica meditativa in modo laico e informale. Già redattore di CEM Mondialità, scrive su vari giornali e riviste, e ha pubblicato numerosi libri fra cui: La saggezza folle (Ed. Promolibri, 1995), Solamente un gusto (Ed. Xenia, 1999), Le ore dell’anima (Ed. Xenia, 2002), Il Buddha in classe (Ed. Xenia, 2017), L’insegnante consapevole. Breve corso di mindfulness per educatori (Ed. Verdechiaro, 2020), Incontri (Ed. Verdechiaro, 2021), Pensieri di un vagabondo del Dharma (Ed. Verdechiaro, 2023), Forever young (Ed. Verdechiaro, 2024). Da sempre è attivo nel dialogo interreligioso e interculturale.