TREDICI PASSI PER RITROVARE IL SACRO GRAAL
Esistono maestre che vivono al di là del tempo e dello spazio e che si manifestano quando il ricercatore sincero è pronto per iniziare il viaggio di ricordo del sé.
Maria Maddalena, la Sibilla Appenninica e Iside, con voce amorevole, sguardo sapiente e mano invisibile ci iniziano al cammino che ogni essere umano è chiamato a fare. Attraverso la loro sapienza esoterica e il loro amore siamo presi per mano per scoprire come le forze dei dodici segni zodiacali siano delle chiavi simboliche per aprire delle porte interiori.
Tredici passi per incarnare la loro presenza iniziatica nella nostra vita quotidiana, tredici passi per apprendere ad amare la nostra storia, far luce sulle ombre e imparare a mettere al servizio i nostri corpi tempio.
In viaggio attraverso la densa materia per rivelare i simboli universali delle antiche tradizioni spirituali e ritrovare l’unione tanto desiderata: il Sacro Graal.
Osa fare i tredici passi
per rispondere alla tua chiamata
verso la Maestria dell’Amore!
Indice
Madre Terra
Quando il vento soffia dalla grotta
L’abbraccio del canto materno
Sulla Sibilla
Grande Madre sento il tuo canto
La rabbia che apre le acque
Il viaggio verso l’interno
Secondo Passo – Non giudicare
La Madre Regina
Terzo Passo: attingi dalle acque eterne
La prova del fuoco
Matrimonio mistico
Saper camminare nel deserto
Ritorno al Sacro Graal
Febbre e fede
La Maestria del corpo
La volta celeste rivela: come in alto così in basso
Iside
La porta della notte
Il Coricancha – Il tempio dell’oro
La magia sessuale
Il settimo passo: la maestria delle emozioni
La quadratura del cerchio
La sfinge
Il nono passo: la maestria del sé
Purificare le sette ruote di potere
Le tre Maestre d’Amore
Il servizio al Sacro Graal
Riepilogo dei Tredici Passi
Leggi un Estratto del libro
Quando il vento soffia dalla grotta
Un vento potente soffia nella grotta che fino a quei tempi era rimasta chiusa. Tanti visitatori passano di lì senza immaginare cosa vi sia al suo interno. Miti, storie e antiche leggende parlano di una Sibilla, una donna misteriosa in grado di compiere prodigi e predire il futuro, una maga, una strega per qualcuno.
Ai posteri l’ardua sentenza.
La sua figura evanescente e splendente di gloria avanza dalle viscere della Terra e il vento continua a soffiare.
Il suo passo cadenzato e leggero rimbomba nelle cavità e quel suono inizia a richiamare donne sensibili e visionarie, donne ribelli, mistiche e selvagge.
Il vento continua a soffiare e si fa sempre più forte.
Se la grotta non si apre dall’esterno sarà una forza interna a disintegrarla. Ma prima dovranno crollare le strutture ossee che ingabbiano la sapienza umana.
Se la grotta si aprirà dall’interno è perché molte donne e uomini hanno spezzato la diga che separa le acque, così che le acque del creatore agiscano sulle acque dei mari e sulle acque interne degli esseri e tutto ritorni a parlare del paradiso delle origini.
Il vento continua a soffiare e si fa sempre più forte e i passi della Sibilla, che ormai è solo una figura evanescente e splendente di gloria, danno il ritmo ad un canto ancestrale.
Se qualche donna riesce a sentire il pulsare dei suoi battiti perché pulsano nel suo corpo, solo una donna riesce a sentirne il canto.
L’abbraccio del canto materno
Mentre sto per addormentarmi sento una fitta tra le costole nella zona destra del torace, di quei dolori che ti gelano all’istante. Quasi paralizzata nel respiro cerco di mantenere la calma. Una voce dentro di me dice di stare tranquilla e che tutto passerà presto. Allora inizio a respirare lentamente cercando di non creare un movimento intenso nella gabbia toracica.
La fitta sembra spostarsi un po’ più a sinistra e il dolore piano piano si va attenuando. Mi alzo per andare a bere un sorso d’acqua.
Accendo la luce che avevo spento da qualche istante e scendo dal letto, ma appena appoggio il piede a terra la luce si spegne. Con un sorriso sarcastico, immaginando che si tratti solo di un difetto del filo elettrico, riprovo ad accendere, ma nulla. La lampadina è fulminata. Così mi muovo al buio orientandomi col ricordo del mobilio della mia stanza da letto.
Quando entro nel corridoio vado per accendere la luce così da continuare il mio cammino verso l’acqua, ma anche qui l’interruttore non sembra funzionare. Buio pesto.
È scattato il salvavita oppure ci dev’essere stata un’interruzione della corrente. È una situazione molto strana in quanto non c’è in atto alcun temporale.
Come termino di formulare questo pensiero, si apre di colpo la finestra della camera con una grande folata di vento. Il soffio inonda la stanza e il corridoio fino a sfiorarmi i capelli e non ho nemmeno il tempo di spaventarmi quando sento una presenza avvicinarsi a me cantando.
Una voce femminile delicata mi avvolge con un manto di calma e beatitudine e cado nelle braccia di questa presenza che mi dà conforto, come se fossi accolta da un immenso cielo stellato.
Mi accascio a terra e perdo i sensi. Mentre mi trovo in quello stato di perdita della coscienza sogno mia madre, ma non mia madre attuale, bensì una figura che mi dona quella sensazione di eterna protezione, cura, nutrimento e affidamento. È vestita di veli sottili e argentati che fanno intravedere la sua nudità, non prova affatto pudore essendo pura e immacolata.
Intoccabile è la parola giusta per descriverla perché sembra che nulla di ciò che accade al mondo possa sconvolgerla, è un essere sapiente e sa che ogni cosa che accade, accade per un motivo. Non per questo è fredda e insensibile, anzi sembra sentire tutto perché tutto vive in lei: la vita e la morte, l’amore e la paura, la luce e il buio, la guerra e la pace.
È vergine ma è stata penetrata da tutti gli uomini e ognuno di essi l’ha resa più limpida e pura perché, attraverso di loro, ha potuto amare tutti gli aspetti dell’umano.
Essendo pura sente il dolore dell’umanità, ma questo non la affligge e per questo è in grado di curare.
È una madre eterna e guaritrice, dona il suo nettare divino con le parole, lo sguardo e le mani e attraverso di loro il suo cuore che pulsa in un unico battito con quello del creato diviene strumento miracoloso. La volta celeste risponde al suo canto e nelle grotte più antiche è nascosta la luce delle sue stelle.
Mi prende in braccio e mi culla cantandomi un canto antico che risuona dalla notte dei tempi. Il canto mi conduce in uno stato di più profonda intensità, il suono è un vento sottile che mi accarezza ed entra dentro di me. Non sono solo parole e note, è un suono consapevole che si muove nelle trame del vuoto tessute dal padre creatore, quel vuoto espande il suo canto dentro ogni cellula e forma vivente. Il canto apre le porte del cuore e si manifestano delle parole che vibrano come dee danzanti nel cielo stellato:
«Con il vento io svelo e rivelo, sono colei che ti condurrà in questo viaggio. Ho dimorato a lungo nella grotta, ora ritorno perché tu possa udir la storia. Di orecchi ne han tutti ma pochi odono il sacro canto, di occhi ne han tutti ma pochi vedono la vera bellezza. Apri dinanzi a me il tuo cuor e senti».
Chi è Roberta Tomassini
Roberta Tomassini opera nel settore olistico da circa venti anni, è insegnante di Yoga e meditazione, danzatrice e performer spirituale, ricercatrice, sperimentatrice nell’ambito sciamanico. La radice dei suoi insegnamenti viene dalle Ande dove ha ricevuto la prima iniziazione nel 2009 presso l’H.S.I.Ch. (Hermandad Solar de los Intic Churincuna – Fratellanza Solare dei Figli del Sole), che continua a seguire attivamente.
Autrice e coreografa di vari spettacoli di matrice spirituale.
Autrice del libro Le Otto Perle (Verdechiaro edizioni, 2021).
Fonda “Yoga Munay” integrando le pratiche Yoga con la saggezza delle Ande.